lunedì 16 maggio 2016

Padri e pannolini

Che bravo papà, è persino capace di cambiare i pannolini!

Sembra una frase innocua, ma quando è ripetuta troppo spesso diventa l'immagine della rappresentazione dei figli secondo una società che di figli ne sa sempre meno (perché quelli che scrivono e parlano pubblicamente probabilmente non hanno figli o demandano le loro cura ad altri).
Sveliamo un segreto a chi i figli non sa cosa siano: cambiare i pannolini fa un po' schifo ma è facile, si fa anche su un sedile dell'auto, in un angolo dei bagni pubblici, nello spogliatoio di una palestra o di una piscina, sul treno, ecc.
Allevare, sostenere ed educare un figlio è cosa molto più complessa fatta di azioni, scadenze e incombenze ben più complicate. E non si parla di fare delle pappe decenti partendo da alimenti freschi e possibilmente sani, non si parla di condurre il passeggino al parco o accompagnarli a scuola, in palestra, in piscina, al campo, ai vari corsi, dal pediatra, dal dentista, ecc. Non si intende far loro da autista, almeno non solo.

I figli crescono e continuano a cambiare le proprie necessità, e i padri perdono molto spesso il passo, non sanno la sezione della scuola che frequentano non aprono mai un quaderno o un libro di scuola, non conoscono gli insegnanti e subiscono le iniziative di scuola, di catechismo (se i figli frequentano). Non conoscono i nomi dei compagni e delle compagne e perdono pezzi importanti delle esperienze dei figli. Ma soprattutto non hanno in agenda le loro scadenze, sono avvertiti dalle mamme (che se ne occupano anche quando oltre alla casa da "tirare avanti" hanno anche un lavoro importante a cui pensare).
Ovviamente, non tutti i padri sono così, ma la società pensa chiaramente che avere figli significhi soprattutto cambiare i pannolini e in alcuni casi comprare un'auto più capiente. NON ha la minima idea di quanto oneroso e faticoso sia cercare di educare decentemente i figli in un contesto che è tentato giorno dopo giorno di negare l'importanza della famiglia e persino la sua esistenza.

venerdì 1 aprile 2016

Elementi su cui si basa la valutazione della coppia adottiva



Elementi su cui si basa la valutazione della coppia adottiva

 Aspetti individuali
  • Potenziali patologie
Tra gli obiettivi della valutazione, c'è la ricerca della presenza manifesta o latente nei genitori di squilibri o fattori patologici che possano impedire lo sviluppo di un attaccamento stabile e sicuro.

Valutando caso per caso è necessario evidenziare gli elementi che potrebbero costituire un ostacolo nell’abbinamento all’estero. Tra i fattori considerabili possiamo citare ad esempio disturbi della condotta, psicosi e gravi forme depressive.
  • Caratteristiche della personalità
Nello svolgimento della valutazione si verifica la presenza di alcuni fattori che risultano facilitanti nel percorso adottivo. Essi, ad esempio, possono essere: capacità di affrontare situazioni stressanti, capacità di adattarsi al cambiamento, senso della realtà, basso livello di ansia, vitalità, senso di adeguatezza personale, capacità di gestione adeguata delle proprie emozioni…
  • Relazioni con la propria famiglia d’origine e con la famiglia del bambino.
Nel corso dell’indagine hanno rilevanza alcuni aspetti quali: buon processo di separazione individuale dal proprio nucleo d’origine, consapevolezza e capacità di gestire i conflitti presenti, capacità di integrare la famiglia di origine del bambino con la propria rispettando la sua storia ed individualità.
  • Motivazioni
È molto importante che nel corso dell’istruttoria i genitori elaborino positivamente i fattori stimolanti che li hanno spinti verso la scelta adottiva, facendo emergere motivazioni correlate a problematiche individuali o di coppia, al bisogno di colmare un vuoto, attraverso un processo di piena consapevolezza del significato dell’adozione, in particolare dell’adozione internazionale.

Aspetti di coppia
  • Funzionamento della coppia
L’attenzione è focalizzata sulla valutazione della capacità di dialogo interna alla coppia, del buon clima affettivo, della coesione e condivisione di obiettivi ed aspirazioni, della capacità di contenere il dolore proprio e dell’altro, della capacità di affrontare i problemi che si presentano nel percorso, della capacità di gestire le differenze individuali in modo corretto.
  • Apertura e capacità di socializzazione
Nell’approfondire questo aspetto è importante far emergere soprattutto la capacità di consentire la socializzazione del bambino e di essere aperti all’accoglienza condivisa, la capacità di inserirsi agevolmente nel contesto sociale di appartenenza e la capacità di instaurare relazioni positive significative con ambienti extra-familiari.
  • Vissuto della coppia rispetto alla sterilità, all'infertilità. Elaborazione del lutto.
L'attenzione deve concentrarsi su temi quali: l’elaborazione del lutto per l’infertilità, vissuto non come una ferita aperta ma come una condizione che può essere rimediata mediante l’investimento in una procreazione affettiva, la capacità di dare un senso ed un contenuto emotivo appropriato agli eventi, l’elaborazione del lutto reale e la valutazione della relazione tra il lutto e la decisione adottiva. Questi aspetti sono particolarmente delicati poiché riguardano possibili vissuti profondi e dolorosi, che potrebbero richiedere un supporto specifico a parte.
  • Spazio mentale preparato per il bambino.
Si deve porre particolare attenzione alla capacità di acquisire il figlio adottivo come parte di sé, ma allo stesso tempo di accettare il bambino come altro da sé, portatore di una sua storia e cultura, maturando il passaggio dal bambino immaginario al bambino reale.
  • Capacità della coppia di prefigurarsi l'esperienza genitoriale ed educativa.
La coppia deve mostrare consapevolezza e disponibilità verso l'eventuale necessità di modificare propri assetti organizzativi in funzione del bambino, ma anche di assumere un ruolo genitoriale, maturando una capacità di affrontare situazioni di cambiamento e squilibrio, riadattando le relazioni con la famiglia di origine. La coppia deve sviluppare un alto livello di accordo circa gli stili educativi utilizzati, deve essere in grado di utilizzare eventuali risorse esterne richieste e incoraggiare la dipendenza del bambino per poi sviluppare una graduale autonomia.
  • Presenza di altri figli naturali o adottati.
Nel caso che nella famiglia adottiva siano presenti altri figli (sia biologici che adottivi) è indispensabile valutare la modalità relazionale utilizzata dalla coppia e altresì valutare il nucleo allargato, esaminando l’atteggiamento degli altri figli nei confronti dell’adozione, la loro situazione e il significato che ha per loro l’inserimento di un nuovo figlio all’interno della famiglia.
Aspetti specifici per l’adozione internazionale
La coppia che intraprende il cammino dell’adozione internazionale deve approfondire altri ulteriori aspetti, caratteristici di questa scelta:
  • Tempi di attesa, problematiche amministrative e rischi sanitari.  
Nell'adozione internazionale la coppia deve essere consapevole della necessità di affrontare la scelta dell'ente autorizzato, la preparazione della documentazione da presentare all'estero, degli adempimenti amministrativi, delle difficoltà e dei tempi del viaggio e della permanenza nel paese d'origine del figlio e deve mostrare la capacità di comprendere la possibilità della presenza di rischi sanitari incerti e non preventivabili.
  • Differenze somatiche, razziali, culturali, etniche, linguistiche. 
La coppia che intraprende il cammino dell’adozione internazionale deve approfondire altri ulteriori aspetti, caratteristici della scelta che ha fatto: le problematiche relative all’accoglienza di un bambino di razza, etnia, lingua, cultura… diverse, la necessità di considerare la propria famiglia come “interetnica”, come paradigma di "accoglienza", la capacità di superare e resistere ai pregiudizi sociali relativi alle diversità, di tollerare e spiegare al bambino atteggiamenti di razzismo, di sostenere il bambino durante il processo di elaborazione delle fantasie sui luoghi e sulla sua famiglia di origine.
 

giovedì 24 marzo 2016

Articoli vari


Elenco dei post più significativi del blog

Adopted is the new black...

Adopted is the new black (anche quando gli adottati non sono neri o con tratti somatici esotici)?

Il bullismo pensa di sì. Alle medie e nelle prime classi delle superiori, in mancanza di altri candidati, capita che, conosciuta l'origine adottiva di un ragazzino, viene isolato o sottoposto a violenze anche solo verbali, insulti, vessazioni, scherzi, ecc..., dal gruppo capitanato dal solito bullo. 
Per chi non lo sapesse la differenza tra un sano scherzo in compagnia e il bullismo è dato dalla frequenza, dall'insistenza, dalla pesantezza, dalla scelta delle vittime tra categorie presunte deboli o diverse. 
Nello specifico è ancora più probabile che la vittima sia una ragazza adottata e che il clan che la perseguita sia composto prevalentemente da ragazze come nei peggiori film della serie "american idiots". La scuola e i professori in questi casi non mostrano la reattività che esprimono quando la vittima è facente parte di categorie protette (disabili, affetti da dsa o altro) perché pensano che sia un fenomeno trascurabile. 
La dirigenza cerca sempre di minimizzare perché è conscia che la famiglia potrebbe ricorrere alle vie legali verso la famiglia del bullo e verso la scuola che non riesce a controllare il fenomeno. La miglior soluzione spesso è di cambiare scuola, liberarsi così di minacce, insulti, persecuzioni ed altro. . In questi casi la scuola oppone una blanda resistenza (affermando che fuggire è una sconfitta, che nella nuova scuola potrebbe ripetersi, facendo intendere che la vittima è in parte corresponsabile di ciò che le accade - certo è adottata!), ma i genitori che hanno avuto il coraggio di cambiare hanno ottenuto di ritrovare nel figlio/a la tranquillità, la passione dello studio, un rendimento migliore, ecc. 
Quindi non abbiate paura di andarvene - è inutile lottare inutilmente per soffrire e ottenere solo delle svogliate scuse solo formali da parte delle famiglie dei volonterosi carnefici del bullo che non viene punito perché "proviene da situazioni di disagio e quindi è da comprendere (per fortuna non da giustificare)". 
Rimanendo si fa solo un favore alla scuola che potrà affermare di "avere risolto il fenomeno del bullismo con la mediazione e un intervento puntuale, bla bla..." quando invece ha solo spostato lo sporco sotto il tappeto.
L'aspetto disarmante è che bisogni ed esigenze di figli dei separati, dei divorziati, degli orfani di un genitore, dei figli di un disabile, ecc. sono percepiti dagli operatori scolastici come primari rispetto a quelli di un figlio adottivo. Il figlio adottivo è felice, ha entrambi i genitori sani e preparati e quindi non ha subito traumi!