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giovedì 24 marzo 2016

Articoli vari


Elenco dei post più significativi del blog

domenica 6 marzo 2016

Empatia?

L'empatia, in parole povere, è la dote di "mettersi nei panni" di qualcun altro.

Proviamo allora a essere empatici nei confronti di una coppia di omosessuali che convive da tempo o ha intenzione di farlo.. Risulta palese che ciò che ad altri sembra una pretesa senza fondamento, per loro è una speranza e un diritto: potersi definire legalmente nucleo familiare, prima ancora di accedere all'eredità, alla pensione di reversibilità, alla successione nei contratti d'affitto, nell'accesso alle notizie mediche, ecc.
Il passo successivo all'essere coppia è altrettanto ovvio, poter fondare una famiglia avendo dei figli, Passo relativamente semplice per una coppia di omosessuali femmine, ma piuttosto complesso per una coppia di omosessuali maschi che dovrebbero rivolgersi a una maternità surrogata con tutti i dubbi etici (e l'impegno economico esorbitante) che ciò comporta per gli stessi aspiranti genitori.

Proviamo ora ad essere empatici verso un adolescente che conviva con due uomini adulti (o due donne) che si considerano una coppia, come vi sentireste (da adolescenti che mettono in discussione le figure "genitoriali")?

La scelta dell'adolescente (maschio o femmina declinano in modo differente il periodo ma hanno tratti comuni) è esemplificativa. Non siamo più in presenza della schiera di bambini piccoli e felici di essere speciali perché hanno due mamme o due papà (fatti vedere impudicamente e spudoratamente dalla tv iena), siamo presenti alle crisi identitaria dovuta a un periodo dello sviluppo dei ragazzi; un periodo che in situazioni di stabilità già può essere devastante per tutta la famiglia. 
Sono gli anni in cui i figli devono smontare le figure dei genitori-eroi della loro infanzia, "tirarli giù" dal piedestallo. Mettere in discussione tutte le convinzioni condivise all'interno del nucleo familiare, tanto più quando le convinzioni si riflettono profondamente sulla vita della famiglia e quindi risultano fortemente radicate nelle idee e nei comportamenti dei genitori (l'omogenitorialità non si persegue se non si è profondamente convinti della sua validità e attuabilità).
In caso di omogenitorialità (forse anche aggravata da origini incerte come l'utero in affitto) le cartucce in mano all'adolescente diventano mine anti-uomo (anzi anti-omo). 
Di chi sono figlio? 
Con le somiglianze, se i gameti sono di almeno uno dei genitori, l'adolescente riuscirà a capirlo anche davanti all'incertezza o all'omertà di chi ha costruito artificialmente questa "famiglia" monocromatica (o omocromatica, altro che arcobaleno).
Una volta individuato il genitore biologico, l'altro chi è? 
Un estraneo (estranea) che fa sesso con lui?! 
Anni di convivenza e di esperienze comuni possono infrangersi come una bella vetrata colorata (arcobaleno?) davanti all'adolescente che scopre di non poter essere omologato ai coetanei, che penserà di essere stato ingannato dal destino che gli ha negato qualcosa (anche se non sa cosa).
E l'adolescente, dopo questo processo distruttivo di demolizione radicale o parziale della famiglia riuscirà a ritornare? (cosa che spesso avviene nelle famiglie tradizionali, quelle monocrome noiose pantofolaie e omologate famiglie con padre, madre e figli). O in lui sarà scattato qualcosa di irreversibile?  Es, io e super-Io, la coscienza del sé, l'autostima, l'identità e tutte le varie invenzioni degli psicologi che le usano a uso e consumo delle proprie convinzioni, il malessere esistenziale, il sospetto di essere stato preso in giro (dal destino, dalla divinità in cui crede o semplicemente dagli adulti), dove lo condurrà?

Ognuno può, mediante l'empatia, cercare di immaginarlo tenendo ben presente che l'orientamento sessuale e ideologico o religioso di questo ragazzo potrà essere molto diverso, anche antitetico a quello dei genitori.

lunedì 29 febbraio 2016

Adozione no, meglio la surrogazione secondo chi la vende.

Quando si polemizza sulla fecondazione artificiale, (soprattutto quella eterologa) e sulle differenti regole connesse (accesso alle origini, costi e rimborsi, preparazione psicologica all'accoglienza, segretezza, ecc) si viene criticati soprattutto perché non viene percepita la sostanziale concorrenzialità tra questi differenti percorsi per avere un figlio.

Inoltre è in atto un processo diffuso di sdoganamento della maternità surrogata (pratica eticamente molto discutibile basata sullo sfruttamento delle donne e la mercificazione dei neonati partoriti ad hoc) come unica risorsa disponibile alle coppie omosessuali maschili per avere figli. Riconoscendo il diritto di averli a queste coppie non si può prescindere dall'accettare il male necessario della surrogazione. (circa l'80%  degli italiani, per ora, sono contrari).

Adozione e surrogazione però sono percorsi profondamente diversi anche se il punto in comune è l'obbiettivo di diventare genitori (e non è poco). Ma le aziende del settore (pratiche procreatrici artificiali) che sono riunite sostanzialmente in un cartello internazionale invece sanno molto bene come trovare nuovi clienti e creano pagine che si occupano fintamente di adozione inserendoci i loro spot riguardanti i loro servizi - perfino la maternità surrogata - (pratica, ad oggi, proibita in Italia ma aggirabile tramite svolgimento all'estero e la recente accondiscendenza giuridica al rientro in Italia).

La tecnica di convincimento è semplice: si mettono sullo stesso piano le due pratiche già dal titolo e poi si terrorizzano i lettori elencando tutti i pericoli e i difetti dell'adozione, confrontandoli con le facilità e le sicurezze della surrogazione che si può giustificare moralmente persino attraverso la lettura delle sacre scritture. Non si fa riferimento ai costi che potrebbero non essere paragonabili (ma anche questo potrebbe non essere così sicuro a priori).  

Sembra il testo di una televendita di padelle, poltrone rilassanti o box doccia... Leggere per credere! (non si cita la fonte per non farle facile pubblicità, ma un motore di ricerca qualsiasi troverà facilmente le pagine in questione)

Adozione o surrogazione – I due lati della medaglia

L’adozione di un bambino istituzionalizzato o una donna che accetta di dare alla luce il vostro bambino. Si tratta di due varianti per le coppie infertili (o coloro che vogliono avere figli, ma, per qualsiasi motivo, non possono farlo naturalmente) che riguardano lo scopo di creare una famiglia. 

L’adozione è un percorso piu duro rispetto alla maternità surrogata. Come mai? Cerchiamo di chiarire questa cosa. I genitori che vogliono adottare un bambino abbandonato in un orfanotrofio, devono considerare che questo bambino potrebbe avere problemi di salute, l’eredità genetica discutibile, e il processo di adeguamento in una nuova famiglia potrebbe essere piuttosto complicato. Inoltre tutti questi aspetti sono piuttosto imprevedibili e possono causare spiacevoli sorprese in futuro.

ADOZIONE = rischio sanitario, rischio giuridico, inserimento problematico, complicazioni legali e amministrative

La maternità surrogata è un programma medico che è diventato estremamente popolare in tutto il mondo.

Ogni mese, migliaia di coppie sterili vanno in paesi in cui la maternità surrogata è consentita dalla legge locale e viene condotta senza alcuna difficoltà. In caso di maternità surrogata tutto è quasi naturale. In particolare, la madre surrogata porta semplicemente in grembo un bambino che non ha alcun legame biologico con lei. Geneticamente il bambino ha un legame biologico con la coppia per la quale la madre surrogata lo porta. Dopo la nascita del bambino, la famiglia ha il diritto di stare con lui dal primo giorno della sua vita, e la madre surrogata non ha alcun contatto con il neonato. Nei primi giorni di vita il bambino conosce e sente i suoi genitori che lo curano. 

ADOZIONE = il bambino non ha i tuoi geni e quindi potrebbe essere figlio di delinquenti, minorati, avere contributi razziali impresentabili nel suo corredo genetico (insomma è senza pedegree, non ha un albero genealogico pubblicabile)

Mentre nel caso dell’adozione, è estremamente difficile e non sempre possibile adottare un neonato in Europa. Molte coppie straniere si recano in Ucraina o in Russia, al fine di adottare un bambino. I cittadini di Spagna, Italia, Israele, Francia e gli Stati Uniti sempre più spesso adottano bambini ucraini.

ADOZIONE = negazione della felicità di averlo neonato (appena sfornato e tolto a chi l'ha partorito)


Inoltre un gran numero di rappresentanti di questi stati vanno in Ucraina anche per la maternità surrogata. Questo paese è il più accogliente riguardo la maternità surrogata! In caso di maternità surrogata, la donna che porta un bambino per una coppia infertile firma una smentita ufficiale (significa che non ha diritti e doveri riguardo questo bambino) e offre ai genitori biologici il loro bambino dopo la sua nascita. Scelgono un nome per lui; redigono i documenti in cui sono elencati come genitori.

SURROGAZIONE = certezze su salute, corredo genetico, somiglianza, razza, documenti legali immediati, gestazione corretta. tempi certi, nessuna complicazione di ricerca delle origini e tanta felicità del possedere il bambino dal momento della nascita.

Le persone che decidono per un passo così importante come l’adozione di solito ottengono un grande rispetto e il sostegno della comunità a differenza di chi decide per la maternità surrogata, che si fa carico di forti dibattiti poichè è considerata una decisione piuttosto immorale. La Chiesa è il principale avversario della maternità surrogata. Ma scavando più a fondo nella storia, vediamo che l’Antico Testamento descrive una delle prime storie di maternità surrogata. La moglie di Abramo, Sara, era sterile. È per questo che ha invitato la sua serva e le ha permesso di concepire e dare alla luce il loro figlio. Nei tempi biblici si credeva che se una donna non potesse avere un bambino avrebbe potuto trasmettere alla serva questa missione.

ADOZIONE = atto che porta rispettabilità da parte della comunità (ma la surrogazione può essere nascosta alla società e poi perfino nella bibbia....)


Nelle stesse pagine si trovno altre riflessioni che riibadiscono il concetto:

Adozione e maternità surrogata – due facce di una stessa medaglia chiamata “infertilità”. Le coppie sterili che vogliono adottare un bambino sanno che poteva far parte di una famiglia di alcolizzati, tossicodipendenti, persone che vivono con l’Hiv, il virus dell’AIDS o malattie genetiche, da una famiglia con anamnesi negativa e cattive abitudini. 

ADOZIONE = anche se non ti interessa niente dell'albero genealogico e delle origini genetiche mischiate nel figlio, non puoi essere indifferente alla possibilità di malattie gravi come l'AIDS o alla convivenza in un grembo di alcolizzata, tossicodipendente, ecc. 

Questa bambina ha già avuto una certa cronologia e la visione precedente di una famiglia. 

Il bambino surrogato sarà geneticamente correlata con la coppia. Per condurre la procedura di fecondazione in vitro, l’embriologo seleziona le cellule sane e con più alta qualità. Alla fine dei programmi, la coppia riceve tutta la documentazione necessaria, sulla quale sarà scritto in bianco e nero che sono i genitori. Oggi, la maternità surrogata è l’alternativa principale per l’adozione. Nonostante la condanna in tutto il mondo, la maternità surrogata e “bambini in provetta” fanno risparmiare molto tempo e sono piuttosto richieste tra le coppie infertili in tutto il mondo. Anche se, non importa cosa, alla fine cito qui le parole di un autore: “. Ognuno di noi ha le proprie difficoltà, le proprie misure e i propri metodi da superare . I confronti inutili non sono necessari”.

ADOZIONE = perdita di un sacco di tempo con risultati ignoti e pericolosi.

MESSAGGIO in sintesi = non fare il fesso! scegli la surrogazione, solo vantaggi, nessun svantaggio e non farti venire sensi di colpa perché anche nella bibbia succede in un caso importante come quello di Abramo (mica uno qualsiasi). Scegli la via più sicura per diventare genitore (disponibile per coppie eterosessuali, single e omosessuali). 

lunedì 11 gennaio 2016

Ancora la ricerca

Dopo aver letto dei commenti di chi insiste sulla assoluta necessità di organizzare l'incontro tra genitori d'origine e figli adottivi (o comunque abbandonati anche se rimasti in istituto) (www.italiaadozioni.it/?p=7592), vorremmo citare una risposta che forse può apparire cinica e brutale, ma che ben descrive oggettivamente la situazione:  

"... in quanto a pregiudizi, stereotipi, luoghi comuni (e anche favolette) la società è colma di storie lacrimevoli di mamme d’origine a cui hanno strappato ingiustamente i figli, di donne costrette da immani circostanze ad abbandonarli contro la propria volontà, di mamme “povere di spirito” a cui hanno sottratto il bambino con l’inganno, e così via. 
Storie del tipo: “Per salvare il figlio lo affidò alle acque del grande fiume adagiato con amore in una cesta galleggiante…” 
Meno conosciute e tramandate sono le numerose storie di violenza e abuso certo e reiterato verso un essere indifeso (anche solo l’abbandono è abominevole, figuriamoci la violenza), oppure le sordide storie di donne che hanno rifiutato la maternità come se fosse slegata dalla sorte della vera vittima, che non ha potuto scegliere, non ha potuto opporsi alla decisione di una donna che gli ha causato danno biologico, morale ed esistenziale ma che per un’anomalia di pensiero non è perseguibile, perché l’ha fatto nascere (anche se per farlo soffrire). 
Pensare male delle mamme è indelicato, ma ci sono mamme che non amano il bambino che hanno in pancia, ma la società non concepisce questa possibilità come reale. Anzi, si vuole il perdono automatico, la redenzione, il ricongiungimento, dopo vent’anni o più quando il figlio (che non è più loro figlio) è ormai grande e autonomo e semmai potrebbe diventare un valido aiuto verso la propria vecchiaia. Ci sembra molto comodo sfruttare i problemi esistenziali altrui per poter curare i propri rimorsi tardivi per averlo abbandonato “mollandolo” a una sorte sconosciuta (non a una vita sicuramente migliore, come nella favole, ma a un destino ignoto senza mamma).  
Fermiamoci in quell’istante. In quel preciso momento non c’è ancora l’adozione che cura l’abbandono, non c’è la possibilità o la probabilità o la speranza di una vita migliore… c’è un rifiuto e la prospettiva di un’esistenza in salita, senza certezze, a questo viene affidato il figlio che si abbandona. 
Molti figli abbandonati soffrono per tutta la vita questo rifiuto d’origine e per colpa di una società pronta a perdonare chi ha deciso e causato la separazione cercano in loro stessi il difetto, la causa dell’accaduto. 
Quando poi cercano di riannodare i fili della propria vita sono costretti a cercarli proprio in quella persona che ha causato il loro dolore. Almeno non dipingiamo di rosa quest’evenienza. Almeno non costruiamoci attorno simbologie e significati atti a cancellare le reali responsabilità. Non consideriamoli passi sufficienti a colmare il vuoto dovuto al rimpianto di chi ha abbandonato. 
La ricerca delle origini deve rimanere una libera facoltà solo per quei figli adottivi che hanno la necessità di percorrerla e la normativa non deve ostacolarla nel pieno rispetto delle parti e con le cautele necessarie."

Citiamo anche un altro post molto più soft che risulterà gradito a chi ama ancora le favole e le soap...

"L’amore, in generale, è un sentimento che viene dalle viscere. Non è solo “spirito”, nel senso di pura astrazione. Non è solo la mente ma è tutto il nostro corpo ad amare, a spingerci a desiderare profondamente, visceralmente, il bene delle persone che amiamo. Se l’amore fosse solo una questione di DNA allora ameremmo solo i nostri parenti, invece non è così. Si ama, infatti, anche il marito, la moglie, il fidanzato, l’amico; e li si ama in modo non meno viscerale rispetto a chi ha nelle vene il nostro stesso sangue. Ecco Perché le mamme adottive avvertono sin nella propria carne il legame con i loro figli. L’amore non ha DNA..." (Patrizia)

Cfr: La ricerca delle radici

 

martedì 6 ottobre 2015

La ricerca delle radici

Assistiamo alla pubblicazione di articoli e di libri, alla nascita di siti e blog, all'organizzazione di corsi, incontri e convegni che studiano, dissertano, discutono e infine promuovono la ricerca delle origini da parte degli adottati... descritta spesso come un'aspetto imprescindibile, indispensabile, e assolutamente necessario nella vita di una persona adottata.

Ma non dovrebbe essere un desiderio personale, un intimo bisogno del singolo adottato? Dobbiamo farlo diventare un fenomeno di massa? Vogliamo organizzare la marcia della ricerca delle origini?

"Ricordati che hai degli altri genitori!". L'insistenza nel proporre i genitori d'origine, la loro ricerca, la necessità del ritorno al passato per risolvere i malesseri del presente, la promozione di un bisogno che molti figli adottivi non percepiscono come una necessità (ne è prova l'effettiva incidenza percentuale del fenomeno all'interno della totalità degli adulti adottati) può essere dannoso per le famiglie adottive? Ed è lecito chiederselo?

Proviamo a rispondere a questi dubbi: innanzi tutto è lecito poiché entro certi limiti il destino delle famiglie adottive e della percezione che la società ha di loro dipende molto da piccoli segnali che possono essere ingigantiti dalla cassa di risonanza dei media. Così in un mondo che è sostanzialmente ignorante in merito a cosa sia l'adozione, l'adottare e l'essere adottati, ogni titolo, ogni trafiletto, ogni accenno giornalistico sull'adozione può focalizzare l'attenzione pubblica in modo significativo o fuorviante a seconda del contenuto.

Noi adottivi (genitori e figli) sappiamo bene che l'eventuale ricerca delle origini (che non sempre riguarda la ricerca dei genitori biologici, ma che può essere la semplice ricerca di luoghi, culture, linguaggi, odori, sapori... in una parola: delle radici) non è la negazione della valenza della famiglia adottiva, non è il segnale del fallimento dell'adozione, anzi ne è una testimonianza di efficacia e quindi la sua affermazione. In un senso incomprensibile, però, per tutti quelli che l'adozione non l'hanno toccata con mano, non l'hanno vissuta in prima persona.

Le persone comuni, hanno osservato la famiglia adottiva come se fosse un animale esotico, incomprensibilmente felice e unita (più o meno secondo i casi della vita, ma mediamente meglio della media delle famiglie tradizionali), con quel misterioso legame che non deriva dalla somiglianza, dal sangue o (più modernamente) dalla genetica, Dopo questa lunga e curiosa osservazione, finalmente possono esclamare: "vedi, lo dicevo io, a un certo punto devono cercare la vera mamma! lo sapevo che non poteva durare! lo sapevo che era tutto posticcio Provvisorio. Finto!". Sentite eccheggiare i soliti luoghi comuni di genitori veri e finti? Vi ricorda la frequente e antipatica allocuzione di "vera mamma" attribuita a sproposito a chi ha abbandonato i figli?

Ma cos'è? Ignoranza, invidia (e di cosa poi?), gusto di mettere il naso negli affari degli altri? Soddisfazione di essere meglio? Cosa li spinge a considerarci inferiori? E ne sono consapevoli?

Ignoranza innanzi tutto. Componente che non manca mai, sempre presente e spesso accompagnata da una buona dose di errata convinzione di avere capito tutto, di saperne abbastanza per giudicare, di avere ben compreso la chiave della situazione dopo aver letto quelle due paginette sulla dozzinale rivista che parla di programmi televisivi o di gossip.

Invidia, molto frequente dove si annida l'ignoranza. Come è possibile avere la forza di diventare genitori di un alieno, un figlio diverso da noi e assorbirlo nella famiglia fino a percepirlo omogeneo, sentimentalmente consanguineo, somigliante? Come è possibile percepire che è un'esperienza esaltante che non potranno mai provare. Come è possibile capire l'alchimia di diventare figli, sentirsi accolti non per caso, non come il risultato di una magica ricombinazione di gameti, ma di essere stati accettati e avere accettato e accolto nella propria vita i nuovi genitori, guarendo la ferita originaria di essere stati scartati, rifiutati una prima volta. Come è possibile capire che è altrettanto speciale? Non lo comprendono e, forse senza averne coscienza, sono invidiosi di tutto questo.

La curiosaggine, ovvero la curiosità finalizzata alla ricerca della magagna, del difetto, dell'aspetto negativo. Altro sport nazionale (e forse internazionale) e provinciale al tempo stesso. Siccome non si comprende fino in fondo il profondo legame genitori-figli adottivi, se ne ricercano i punti deboli, si è attenti a non lasciarsi sfuggire il minimo sintomo di incrinatura. Famiglie tradizionali, biologicamente e geneticamente omogenee crollano miseramente e si disgregano ma non importa, lì c'è il legame di sangue quindi probabilmente era inevitabile. Se una famiglia adottiva ha dei problemi non c'è dubbio: è a causa dell'adozione!

Per questo, per il bene dell'adozione e delle famiglie adottive si dovrebbe sempre sottolineare e ribadire ciò che noi sappiamo bene: la ricerca delle origini non sminuisce minimamente il ruolo dei genitori adottivi, non mette in dubbio la validità dell'adozione e non cancella il legame affettivo che i figli adottivi sentono (ricambiati) nei confronti dei genitori adottivi, risultati indispensabili e insostituibili. Senza di loro, la vita dell'adottato sarebbe risultata molto diversa (e probabilmente peggiore). 

Se qualche adottato adulto sente questo bisogno della ricerca delle origini, (bisogno imprescindibile per risolvere dei problemi personali non necessariamente derivati dall'essere stati abbandonati), è libero di cercare e di convincersi che quella delle origini è una ricerca senza la quale non si è completi, meno lodevole è la missione di convincere anche gli altri che non ne hanno necessità (come se volessero compagnia in queste loro scelte).

Ma occorre ribadire e far comprendere "agli altri" che questo desiderio, o bisogno, è profondamente personale. Un adottato può anche non percepirlo senza provare timore di essere insensibile. Ci sembra più che comprensibile che un adottato che vive una vita piena e completa, soddisfacente e ricca di rapporti umani e affettivi non senta la necessità di andare a scavare in un lontano passato, che non voglia scoprire persone e vicende quasi sempre deludenti, squallide o peggio, che rivolga la sua attenzione verso il presente e il futuro.

Oppure vogliamo continuare a credere sempre e comunque alla fatina dei denti e alle madri che hanno abbandonato i figli per amore verso di loro e non per altri motivi meno nobili. La forza biblica della storia di Mosé incombe sulla nostra cultura e pesa come un macigno.