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venerdì 1 aprile 2016

Elementi su cui si basa la valutazione della coppia adottiva



Elementi su cui si basa la valutazione della coppia adottiva

 Aspetti individuali
  • Potenziali patologie
Tra gli obiettivi della valutazione, c'è la ricerca della presenza manifesta o latente nei genitori di squilibri o fattori patologici che possano impedire lo sviluppo di un attaccamento stabile e sicuro.

Valutando caso per caso è necessario evidenziare gli elementi che potrebbero costituire un ostacolo nell’abbinamento all’estero. Tra i fattori considerabili possiamo citare ad esempio disturbi della condotta, psicosi e gravi forme depressive.
  • Caratteristiche della personalità
Nello svolgimento della valutazione si verifica la presenza di alcuni fattori che risultano facilitanti nel percorso adottivo. Essi, ad esempio, possono essere: capacità di affrontare situazioni stressanti, capacità di adattarsi al cambiamento, senso della realtà, basso livello di ansia, vitalità, senso di adeguatezza personale, capacità di gestione adeguata delle proprie emozioni…
  • Relazioni con la propria famiglia d’origine e con la famiglia del bambino.
Nel corso dell’indagine hanno rilevanza alcuni aspetti quali: buon processo di separazione individuale dal proprio nucleo d’origine, consapevolezza e capacità di gestire i conflitti presenti, capacità di integrare la famiglia di origine del bambino con la propria rispettando la sua storia ed individualità.
  • Motivazioni
È molto importante che nel corso dell’istruttoria i genitori elaborino positivamente i fattori stimolanti che li hanno spinti verso la scelta adottiva, facendo emergere motivazioni correlate a problematiche individuali o di coppia, al bisogno di colmare un vuoto, attraverso un processo di piena consapevolezza del significato dell’adozione, in particolare dell’adozione internazionale.

Aspetti di coppia
  • Funzionamento della coppia
L’attenzione è focalizzata sulla valutazione della capacità di dialogo interna alla coppia, del buon clima affettivo, della coesione e condivisione di obiettivi ed aspirazioni, della capacità di contenere il dolore proprio e dell’altro, della capacità di affrontare i problemi che si presentano nel percorso, della capacità di gestire le differenze individuali in modo corretto.
  • Apertura e capacità di socializzazione
Nell’approfondire questo aspetto è importante far emergere soprattutto la capacità di consentire la socializzazione del bambino e di essere aperti all’accoglienza condivisa, la capacità di inserirsi agevolmente nel contesto sociale di appartenenza e la capacità di instaurare relazioni positive significative con ambienti extra-familiari.
  • Vissuto della coppia rispetto alla sterilità, all'infertilità. Elaborazione del lutto.
L'attenzione deve concentrarsi su temi quali: l’elaborazione del lutto per l’infertilità, vissuto non come una ferita aperta ma come una condizione che può essere rimediata mediante l’investimento in una procreazione affettiva, la capacità di dare un senso ed un contenuto emotivo appropriato agli eventi, l’elaborazione del lutto reale e la valutazione della relazione tra il lutto e la decisione adottiva. Questi aspetti sono particolarmente delicati poiché riguardano possibili vissuti profondi e dolorosi, che potrebbero richiedere un supporto specifico a parte.
  • Spazio mentale preparato per il bambino.
Si deve porre particolare attenzione alla capacità di acquisire il figlio adottivo come parte di sé, ma allo stesso tempo di accettare il bambino come altro da sé, portatore di una sua storia e cultura, maturando il passaggio dal bambino immaginario al bambino reale.
  • Capacità della coppia di prefigurarsi l'esperienza genitoriale ed educativa.
La coppia deve mostrare consapevolezza e disponibilità verso l'eventuale necessità di modificare propri assetti organizzativi in funzione del bambino, ma anche di assumere un ruolo genitoriale, maturando una capacità di affrontare situazioni di cambiamento e squilibrio, riadattando le relazioni con la famiglia di origine. La coppia deve sviluppare un alto livello di accordo circa gli stili educativi utilizzati, deve essere in grado di utilizzare eventuali risorse esterne richieste e incoraggiare la dipendenza del bambino per poi sviluppare una graduale autonomia.
  • Presenza di altri figli naturali o adottati.
Nel caso che nella famiglia adottiva siano presenti altri figli (sia biologici che adottivi) è indispensabile valutare la modalità relazionale utilizzata dalla coppia e altresì valutare il nucleo allargato, esaminando l’atteggiamento degli altri figli nei confronti dell’adozione, la loro situazione e il significato che ha per loro l’inserimento di un nuovo figlio all’interno della famiglia.
Aspetti specifici per l’adozione internazionale
La coppia che intraprende il cammino dell’adozione internazionale deve approfondire altri ulteriori aspetti, caratteristici di questa scelta:
  • Tempi di attesa, problematiche amministrative e rischi sanitari.  
Nell'adozione internazionale la coppia deve essere consapevole della necessità di affrontare la scelta dell'ente autorizzato, la preparazione della documentazione da presentare all'estero, degli adempimenti amministrativi, delle difficoltà e dei tempi del viaggio e della permanenza nel paese d'origine del figlio e deve mostrare la capacità di comprendere la possibilità della presenza di rischi sanitari incerti e non preventivabili.
  • Differenze somatiche, razziali, culturali, etniche, linguistiche. 
La coppia che intraprende il cammino dell’adozione internazionale deve approfondire altri ulteriori aspetti, caratteristici della scelta che ha fatto: le problematiche relative all’accoglienza di un bambino di razza, etnia, lingua, cultura… diverse, la necessità di considerare la propria famiglia come “interetnica”, come paradigma di "accoglienza", la capacità di superare e resistere ai pregiudizi sociali relativi alle diversità, di tollerare e spiegare al bambino atteggiamenti di razzismo, di sostenere il bambino durante il processo di elaborazione delle fantasie sui luoghi e sulla sua famiglia di origine.
 

giovedì 24 marzo 2016

Adopted is the new black...

Adopted is the new black (anche quando gli adottati non sono neri o con tratti somatici esotici)?

Il bullismo pensa di sì. Alle medie e nelle prime classi delle superiori, in mancanza di altri candidati, capita che, conosciuta l'origine adottiva di un ragazzino, viene isolato o sottoposto a violenze anche solo verbali, insulti, vessazioni, scherzi, ecc..., dal gruppo capitanato dal solito bullo. 
Per chi non lo sapesse la differenza tra un sano scherzo in compagnia e il bullismo è dato dalla frequenza, dall'insistenza, dalla pesantezza, dalla scelta delle vittime tra categorie presunte deboli o diverse. 
Nello specifico è ancora più probabile che la vittima sia una ragazza adottata e che il clan che la perseguita sia composto prevalentemente da ragazze come nei peggiori film della serie "american idiots". La scuola e i professori in questi casi non mostrano la reattività che esprimono quando la vittima è facente parte di categorie protette (disabili, affetti da dsa o altro) perché pensano che sia un fenomeno trascurabile. 
La dirigenza cerca sempre di minimizzare perché è conscia che la famiglia potrebbe ricorrere alle vie legali verso la famiglia del bullo e verso la scuola che non riesce a controllare il fenomeno. La miglior soluzione spesso è di cambiare scuola, liberarsi così di minacce, insulti, persecuzioni ed altro. . In questi casi la scuola oppone una blanda resistenza (affermando che fuggire è una sconfitta, che nella nuova scuola potrebbe ripetersi, facendo intendere che la vittima è in parte corresponsabile di ciò che le accade - certo è adottata!), ma i genitori che hanno avuto il coraggio di cambiare hanno ottenuto di ritrovare nel figlio/a la tranquillità, la passione dello studio, un rendimento migliore, ecc. 
Quindi non abbiate paura di andarvene - è inutile lottare inutilmente per soffrire e ottenere solo delle svogliate scuse solo formali da parte delle famiglie dei volonterosi carnefici del bullo che non viene punito perché "proviene da situazioni di disagio e quindi è da comprendere (per fortuna non da giustificare)". 
Rimanendo si fa solo un favore alla scuola che potrà affermare di "avere risolto il fenomeno del bullismo con la mediazione e un intervento puntuale, bla bla..." quando invece ha solo spostato lo sporco sotto il tappeto.
L'aspetto disarmante è che bisogni ed esigenze di figli dei separati, dei divorziati, degli orfani di un genitore, dei figli di un disabile, ecc. sono percepiti dagli operatori scolastici come primari rispetto a quelli di un figlio adottivo. Il figlio adottivo è felice, ha entrambi i genitori sani e preparati e quindi non ha subito traumi!

mercoledì 16 marzo 2016

Garanzia di successo?

Quale garanzia avrà quel bambino di sentirsi figlio...

Quando si pensa alle procedure che precedono l'adozione, si pensa soprattutto al fastidio di dover essere giudicati dai servizi sociali, di dover giustificare la disposizione delle stanze della casa, di dover raccontare le aspirazioni, i desideri, le paure, le disillusioni, il lutto da elaborare; ma cos'è questo lutto? Se siamo solo un po' delusi? Non è sufficiente? Avremmo dovuto prima precipitare nell'abisso della disperazione, per poi risalire verso una nuova speranza? Provare una nostra personale passione e resurrezione?
Aspettare settimane che i servizi abbiano tempo e personale per incontrarci più volte, per alcuni è scomodo, per altri è noioso o semplicemente tempo buttato. Perdere giornate lavorative per raccontarsi e parlare di temi scomodi con il timore di dire qualcosa che possa indisporre gli astanti, con la paura di sembrare troppo o troppo poco coinvolti emotivamente o troppo razionali, o aver timore di non sembrare equilibrati all'interno della coppia come se il desiderio di adottare fosse progetto di uno solo assecondato passivamente dall'altro è sicuramente fonte di stress. 
Sembra incredibile, ma ci sono casi di coppie che sono scoppiate durante il periodo di valutazione pre-adozione... ma forse queste non erano idonee a rimanere unite.
Per la maggior parte di noi, persone comuni di qualsiasi censo o educazione sedersi davanti a una coppia di assistente sociale e psicologa o davanti a un giudice, non è cosa di tutti i giorni. Cosa ne sappiamo di bambini? E soprattutto cosa ne sappiamo di bambini adottivi? Mostrare sicurezza è positivo? Oppure ostentarla produrrà un effetto negativo? Il figlio immaginato avrà tratti troppo delineati o troppo vaghi? Ci si sentirà già "incinti"?  Troppo o troppo poco? Per non parlare dei tratti somatici, del colore della pelle, della provenienza, del rischio giuridico, del rischio sanitario, e così via: troppo disponibili, quindi poco credibili o troppo poco disponibili e quindi troppo rigidi ed esclusivi? 
E poi, le domande imbarazzanti che ci sta ponendo l'assistente sociale (di solito fa la parte del poliziotto cattivo, quello buono è la psicologa, ma non sempre) sono domande disinteressate o sono provocazioni? Dobbiamo rispondere col sorriso anche su temi difficili oppure sembriamo troppo frivoli e dobbiamo rimanere seri rischiando di sembrare infastiditi dall'invadenza nella nostra vita privata? 
E, infine, la relazione finale che ci stanno leggendo corrisponde veramente a noi oppure abbiamo l'impressione che sia stato omesso qualcosa o che ci siano delle approssimazioni? Nel caso sarebbe meglio correggerla, perdendo altro tempo e forse peggiorando la nostra presentazione, oppure lasciamo qualche piccola inesattezza? 
Dovremo incontrare un giudice che dopo aver letto la relazione si illuderà o farà finta di conoscerci, ci porrà domande le cui risposte sono già nella relazione o da quella sono deducibili, ci chiederà di fratrie, età, problemi di salute, ecc. e passerà altro tempo.
Trascorreremo altri mesi, anni in attesa del decreto, di documenti amministrativi, disponibilità degli enti o dei tribunali a considerarci, in attesa di scalare gli elenchi nei tribunali o negli organi costituiti del paese straniero scelto.

Sin dall'inizio, in questo tempo di attesa pensiamo a un bambino che ci aspetta in un istituto vicino o lontano che sia non ci è dato di saperlo, non ne conosciamo l'età, le fattezze, il colore di pelle, occhi e capelli, non ne conosciamo il carattere, né lo stato di salute. Sappiamo solo che sarà nostro figlio, prima o poi. Quando si deposita la disponibilità all'adozione, o ancor prima, quando si matura l'idea comune (di entrambi) di cercare un figlio nell'adozione, la domanda naturale è se ci si riuscirà, quali garanzie avremo di successo? Ma la maggior parte di noi pensa che il successo sia tornare a casa con un figlio e un documento anagrafico che lo dichiara tale. 

Sbagliato! 

La domanda dovrebbe essere, da subito, quale garanzia di successo avrà quel bambino di sentirsi figlio, di sentirsi parte di una strana cosa chiamata "famiglia adottiva" composta da persone eterogenee (geneticamente distanti) tenuta insieme da una colla di affetti forti ed elastici?

Noi adulti pensiamo che sia difficile diventare genitori adottivi, e un po' effettivamente lo è, non è certo semplice come "unirsi e moltiplicarsi", ma dovremmo cercare di comprendere come sia più difficile diventare figlio adottivo, quasi sempre già un po' grande, quasi sempre con brutte esperienze precedenti (anche il solo abbandono è sufficiente, è un rifiuto), spesso spostato dal luogo d'origine, strappato rapidamente dalle abitudini, dal mondo in cui si trovava e affidato a sconosciuti anche molto diversi dagli adulti conosciuti fin lì. 

A Torino si è fatta una ricerca statistica sulle cause dell'insuccesso delle adozioni. Il tribunale di Torino nel periodo preso in esame era noto per essere restio a distribuire facili decreti di idoneità. I decreti erano ottenuti comunque da numerose coppie che presentavano ricorso. Nella ricerca si è evidenziato che tra le coppie che avevano ottenuto l'idoneità dopo ricorso, l'incidenza di criticità, fallimenti e restituzioni è risultata significativamente maggiore rispetto alle altre coppie. 
Anche per questo, eliminare il decreto di idoneità è impensabile. L'idea di rivedere il processo di valutazione della coppia dovrà tener presente lo scopo finale del processo adottivo che non è fornire figli a chi li desidera, ma far diventare figlio un bambino abbandonato. 



lunedì 29 febbraio 2016

Adozione no, meglio la surrogazione secondo chi la vende.

Quando si polemizza sulla fecondazione artificiale, (soprattutto quella eterologa) e sulle differenti regole connesse (accesso alle origini, costi e rimborsi, preparazione psicologica all'accoglienza, segretezza, ecc) si viene criticati soprattutto perché non viene percepita la sostanziale concorrenzialità tra questi differenti percorsi per avere un figlio.

Inoltre è in atto un processo diffuso di sdoganamento della maternità surrogata (pratica eticamente molto discutibile basata sullo sfruttamento delle donne e la mercificazione dei neonati partoriti ad hoc) come unica risorsa disponibile alle coppie omosessuali maschili per avere figli. Riconoscendo il diritto di averli a queste coppie non si può prescindere dall'accettare il male necessario della surrogazione. (circa l'80%  degli italiani, per ora, sono contrari).

Adozione e surrogazione però sono percorsi profondamente diversi anche se il punto in comune è l'obbiettivo di diventare genitori (e non è poco). Ma le aziende del settore (pratiche procreatrici artificiali) che sono riunite sostanzialmente in un cartello internazionale invece sanno molto bene come trovare nuovi clienti e creano pagine che si occupano fintamente di adozione inserendoci i loro spot riguardanti i loro servizi - perfino la maternità surrogata - (pratica, ad oggi, proibita in Italia ma aggirabile tramite svolgimento all'estero e la recente accondiscendenza giuridica al rientro in Italia).

La tecnica di convincimento è semplice: si mettono sullo stesso piano le due pratiche già dal titolo e poi si terrorizzano i lettori elencando tutti i pericoli e i difetti dell'adozione, confrontandoli con le facilità e le sicurezze della surrogazione che si può giustificare moralmente persino attraverso la lettura delle sacre scritture. Non si fa riferimento ai costi che potrebbero non essere paragonabili (ma anche questo potrebbe non essere così sicuro a priori).  

Sembra il testo di una televendita di padelle, poltrone rilassanti o box doccia... Leggere per credere! (non si cita la fonte per non farle facile pubblicità, ma un motore di ricerca qualsiasi troverà facilmente le pagine in questione)

Adozione o surrogazione – I due lati della medaglia

L’adozione di un bambino istituzionalizzato o una donna che accetta di dare alla luce il vostro bambino. Si tratta di due varianti per le coppie infertili (o coloro che vogliono avere figli, ma, per qualsiasi motivo, non possono farlo naturalmente) che riguardano lo scopo di creare una famiglia. 

L’adozione è un percorso piu duro rispetto alla maternità surrogata. Come mai? Cerchiamo di chiarire questa cosa. I genitori che vogliono adottare un bambino abbandonato in un orfanotrofio, devono considerare che questo bambino potrebbe avere problemi di salute, l’eredità genetica discutibile, e il processo di adeguamento in una nuova famiglia potrebbe essere piuttosto complicato. Inoltre tutti questi aspetti sono piuttosto imprevedibili e possono causare spiacevoli sorprese in futuro.

ADOZIONE = rischio sanitario, rischio giuridico, inserimento problematico, complicazioni legali e amministrative

La maternità surrogata è un programma medico che è diventato estremamente popolare in tutto il mondo.

Ogni mese, migliaia di coppie sterili vanno in paesi in cui la maternità surrogata è consentita dalla legge locale e viene condotta senza alcuna difficoltà. In caso di maternità surrogata tutto è quasi naturale. In particolare, la madre surrogata porta semplicemente in grembo un bambino che non ha alcun legame biologico con lei. Geneticamente il bambino ha un legame biologico con la coppia per la quale la madre surrogata lo porta. Dopo la nascita del bambino, la famiglia ha il diritto di stare con lui dal primo giorno della sua vita, e la madre surrogata non ha alcun contatto con il neonato. Nei primi giorni di vita il bambino conosce e sente i suoi genitori che lo curano. 

ADOZIONE = il bambino non ha i tuoi geni e quindi potrebbe essere figlio di delinquenti, minorati, avere contributi razziali impresentabili nel suo corredo genetico (insomma è senza pedegree, non ha un albero genealogico pubblicabile)

Mentre nel caso dell’adozione, è estremamente difficile e non sempre possibile adottare un neonato in Europa. Molte coppie straniere si recano in Ucraina o in Russia, al fine di adottare un bambino. I cittadini di Spagna, Italia, Israele, Francia e gli Stati Uniti sempre più spesso adottano bambini ucraini.

ADOZIONE = negazione della felicità di averlo neonato (appena sfornato e tolto a chi l'ha partorito)


Inoltre un gran numero di rappresentanti di questi stati vanno in Ucraina anche per la maternità surrogata. Questo paese è il più accogliente riguardo la maternità surrogata! In caso di maternità surrogata, la donna che porta un bambino per una coppia infertile firma una smentita ufficiale (significa che non ha diritti e doveri riguardo questo bambino) e offre ai genitori biologici il loro bambino dopo la sua nascita. Scelgono un nome per lui; redigono i documenti in cui sono elencati come genitori.

SURROGAZIONE = certezze su salute, corredo genetico, somiglianza, razza, documenti legali immediati, gestazione corretta. tempi certi, nessuna complicazione di ricerca delle origini e tanta felicità del possedere il bambino dal momento della nascita.

Le persone che decidono per un passo così importante come l’adozione di solito ottengono un grande rispetto e il sostegno della comunità a differenza di chi decide per la maternità surrogata, che si fa carico di forti dibattiti poichè è considerata una decisione piuttosto immorale. La Chiesa è il principale avversario della maternità surrogata. Ma scavando più a fondo nella storia, vediamo che l’Antico Testamento descrive una delle prime storie di maternità surrogata. La moglie di Abramo, Sara, era sterile. È per questo che ha invitato la sua serva e le ha permesso di concepire e dare alla luce il loro figlio. Nei tempi biblici si credeva che se una donna non potesse avere un bambino avrebbe potuto trasmettere alla serva questa missione.

ADOZIONE = atto che porta rispettabilità da parte della comunità (ma la surrogazione può essere nascosta alla società e poi perfino nella bibbia....)


Nelle stesse pagine si trovno altre riflessioni che riibadiscono il concetto:

Adozione e maternità surrogata – due facce di una stessa medaglia chiamata “infertilità”. Le coppie sterili che vogliono adottare un bambino sanno che poteva far parte di una famiglia di alcolizzati, tossicodipendenti, persone che vivono con l’Hiv, il virus dell’AIDS o malattie genetiche, da una famiglia con anamnesi negativa e cattive abitudini. 

ADOZIONE = anche se non ti interessa niente dell'albero genealogico e delle origini genetiche mischiate nel figlio, non puoi essere indifferente alla possibilità di malattie gravi come l'AIDS o alla convivenza in un grembo di alcolizzata, tossicodipendente, ecc. 

Questa bambina ha già avuto una certa cronologia e la visione precedente di una famiglia. 

Il bambino surrogato sarà geneticamente correlata con la coppia. Per condurre la procedura di fecondazione in vitro, l’embriologo seleziona le cellule sane e con più alta qualità. Alla fine dei programmi, la coppia riceve tutta la documentazione necessaria, sulla quale sarà scritto in bianco e nero che sono i genitori. Oggi, la maternità surrogata è l’alternativa principale per l’adozione. Nonostante la condanna in tutto il mondo, la maternità surrogata e “bambini in provetta” fanno risparmiare molto tempo e sono piuttosto richieste tra le coppie infertili in tutto il mondo. Anche se, non importa cosa, alla fine cito qui le parole di un autore: “. Ognuno di noi ha le proprie difficoltà, le proprie misure e i propri metodi da superare . I confronti inutili non sono necessari”.

ADOZIONE = perdita di un sacco di tempo con risultati ignoti e pericolosi.

MESSAGGIO in sintesi = non fare il fesso! scegli la surrogazione, solo vantaggi, nessun svantaggio e non farti venire sensi di colpa perché anche nella bibbia succede in un caso importante come quello di Abramo (mica uno qualsiasi). Scegli la via più sicura per diventare genitore (disponibile per coppie eterosessuali, single e omosessuali). 

venerdì 22 gennaio 2016

Confessione

Postata così com'è senza commenti:

"Grazie all'anonimato posso permettermi di raccontare una pezzo della mia vita di cui un po' mi rammarico, ma che è definitivamente superato. Mi scuso anticipatamente per la crudezza delle situazioni che racconterò, ma questo è stato, dipingerlo a tinte rosa non ne cambierebbe la sostanza e raccontare la storia senza ipocrisie è anch'essa una forma di espiazione che pago volentieri.  
Più di 15 anni fa partorii una bambina e me ne disinteressai completamente. Venivo da un lungo periodo di tossicodipendenza che continuò anche successivamente "all'incidente di percorso" di rimanere incinta e farla nascere. Il padre probabilmente era il pusher che ogni tanto accettava il pagamento in "natura", ma avevo anche frequenti rapporti occasionali probabilmente non protetti, quindi non c'è certezza e comunque quel pusher è morto accoltellato da tempo. La lucidità mentale non era una caratteristica che accompagnava la mia vita in quel periodo e la memoria ne risente. Avevo accolto la notizia di essere incinta con una sorta di disinteresse fatalista. Pensavo morisse prima di nascere dato che non mi negavo nessun comportamento dannoso sia per me che per chi avevo in pancia. Coca, ero, acidi, pasticche, alcol, ecc. mi calavo qualsiasi cosa mi facesse star bene. Mia madre mi ronzava attorno interessata alla nascitura, impedendomi di abortire o di esagerare, ma io avevo le mie buone strategie per fregarla come ho sempre fatto. 
Quando nacque non me ne accorsi, ero in overdose e l'ambulanza mi raccolse per strada in un angolo dove mi ero bucata e svenuta. In ospedale non firmai per rimanere anonima e quella che voleva essere sua nonna probabilmente ebbe un certo peso nelle scelte di quel momento anche perché poi cercò di appropriarsene. Non so o non ricordo bene come si svolsero i fatti, io finii a disntossicarmi, inutilmente (almeno quella volta e le due successive). Mia madre tentò più volte anche con un avvocato di opporsi alla perdita della nipote, ma quando chiesero il mio parere dissi che non la meritava. Sarebbe stata meglio lontano da noi. I giudici mi diedero ragione, la nostra bella famiglia, pur non mancandole nulla, non aveva dignità; meglio perderci. Da mia madre seppi in seguito che la bambina finì in adozione dopo tre o quattro anni di avvocati e di sentenze sempre contro di noi. Cioè contro mia madre perché io non volli mai partecipare a quel teatrino organizzato da una madre che probabilmente avrebbe voluto una seconda possibilità di crescere qualcuno senza gli errori che aveva commesso con me. Secondo me li avrebbe ripetuti o ne avrebbe inventati di peggio, inutile e testarda com'era. Tra l'altro tabacco e bottiglia se la sono portata via già da un po'.  
Però, non vorrei che qualcuno pensasse che mi sono pentita delle mie scelte di allora. No non c'è nessun pentimento, a cosa servirebbe, ormai è andata, mi sono rovinata, ma mi sono anche divertita un sacco. Sono stata male, ma ho anche goduto e vissuto cose che molti altri non hanno mai provato e non proveranno mai. Non ho rimorsi, né rimpianti, né nostalgia anche ora che non sono più una tossica, che ho un lavoro, una casa, qualche hobby e passo il tempo a curare i malanni che mi sono procurata vivendo una decina d'anni o più in maniera autodistruttiva.
Qualcuno si chiederà se abbia il desiderio di sapere come stia quella bambina sopravvissuta ai veleni che le ho somministrato, che ho ignorato quando è nata e quando per un po' di mesi ha aspettato in istituto un mio segno di interesse. No desiderio no! Curiosità sì forse un po' di curiosità, e chi non ne avrebbe? Mi piacerebbe sapere qualche notizia, se è sana o se porta anche lei i segni di (quasi) nove mesi delle merde che circolavano nel mio sangue. Che sia sopravvissuta fino a tre, quattro anni l'ho dedotto dal lungo e inutile incaponirsi di mia madre e dal balletto giudiziario dei ricorsi e appelli da lei perpetrato, della sua salute non so niente.
Confesso che durante l'ultima disintossicazione ho pensato intensamente a quella bambina e ho sperato (se fossi stata credente probabilmente avrei pregato) che non sia rimasta minorata o segnata dalle sostanze che sniffavo, mi iniettavo o ingurgitavo; che non sia sieropositiva come lo sono io (non vi dirò a quali malattie per non annoiarvi).
Ma la mia curiosità è destinata a rimanere tale. Mi auguro che non venga a cercarmi, che non mi trovi, che stia bene nella sua famiglia attuale. Se mi cercherà io mi negherò. La mia vita è tutt'ora disordinata. Non a caso non mi lego mai a nessuno per più di brevi periodi. E non potrei sopportare di dover rispondere delle scelte di allora verso chiunque. Non voglio nemmeno raccontarle inutili scuse, chiedere perdono, invocare false attenuanti. Dal nostro incontro ne uscirebbe delusa, arrabbiata, depressa, colpita. E potrei uscirne male anch'io. Non vorrei farci del male una seconda volta. Non la voglio incontrare, e se proprio vuole costruirsi una figura immaginaria è meglio che sia di fantasia perché quella reale sarebbe molto peggio."




martedì 5 gennaio 2016

Adozione ed eterologa a confronto?


Perché?

"Perché tutte le considerazioni poco lusinghiere (se non negative) del mondo delle adozioni nei confronti della procreazione assistita eterologa?"

I motivi sono molti e oggettivamente indipendenti dalle convinzioni etico-morali della questione eterologa. Quindi innanzi tutto non riduciamo tutto a un confronto ideologico, ma cerchiamo di essere logici.

L'adozione è difficile
  • quella nazionale per il numero esiguo di bambini rispetto alle coppie che si rendono disponibili
  • quella internazionale per i costi che sono aumentati moltissimo (negli ultimi 10 anni quasi raddoppiati perché se in Italia c'è deflazione, nei paesi emergenti c'è inflazione (ad esempio)
L'adozione è lunga e complessa
  • Alla coppia è richiesto un lungo percorso di maturazione verso l'accoglienza di un figlio "diverso da sè" e considerando le risorse quasi nulle destinate all'adozione si lavora molto sulla coppia prima, perché, dopo, il post adozione pubblico è inesistente e le difficoltà con minori sempre più grandi e/o difficili è lasciata alle risorse dei genitori.
  • I tempi di attesa non sono solo lunghi ma soprattutto incerti, le assenza dal lavoro in tempi di crisi e l'esborso di denaro in tempi di crisi sono ostacoli non trascurabili.
  • Si deve considerare anche la necessità di ritagliare altri tempi e risorse indefinibili, successivamente all'adozione per curare l'inserimento in famiglia, l'abitudine al nuovo contesto sociale ed eventuali "problemi" di adattamento del figlio.
Aspetti successivi

Tralasciamo i problemi dell'accettazione del bambino diverso da sè, del racconto al figlio della sua storia, del diritto a conoscere le proprie origini, della ricerca delle stesse origini, questi sono tutti miti che sono mandati a memoria da genitori e figli adottivi, tutti gli altri sono rimasti al segreto (in usanza nel secolo scorso) e al concetto semplice e lineare che la vera mamma è quella che l'ha partorito. Questo è un monolite inamovibile che pesa tantissimo sulle decisioni dell'opinione pubblica, delle istituzioni (in perenne ricerca di consenso) e dei media (in perenne ricerca di audience) in merito all'adozione e anche alla procreazione. Nulla sono valsi e serviranno discorsi sull'efficacia del modello di famiglia adottiva, come non servirà la conoscenza dei numerosissimi esempi di genitorialità biologica inefficiente, inefficace o dannosa. La maggior parte delle persone si meraviglia se il figlio adottivo prima o poi non cerca la mamma d'origine. Poco vale l'informazione che questa ricerca è fortemente circoscritta a una minoranza di adottivi.


Disarmante
Alla luce anche solo di questi pochi punti, risulta chiaro che risulti disarmante vedere come sia (virtualmente) facile cercare un figlio affidandosi alla procreazione assistita eterologa che è gratis o costa estremamente meno, che non richiede preparazione, maturazione, idoneità, che garantisce un figlio neonato e quindi senza i problemi tipici dei figli adottivi non più piccoli (6 anni di media).
Altrettanto disarmante risulta come lo stato possa trovare le risorse per la procreazione assistita eterologa e negare servizi post-adozione all'altezza per aiutare le famiglie adottive (e non stiamo parlando dell'eresia di avere l'adozione gratis, cosa a quanto pare utopistica e impossibile).
È disarmante la constatazione di quanto i servizi sociali e i tribunali per i minorenni siano ossessivamente attenti, pignoli, indagatori verso la preparazione delle coppie adottive e come invece il sistema sia condiscendente verso chi adotta i gameti e si fa un figlio in pancia.

Ripensare al sistema famiglia (adottiva)

La nostra considerazione è che sarebbe necessario un ripensamento complessivo verso le risorse da destinare alla famiglia (nello specifico quella adottiva, ma non solo) e che lo svantaggio maggiore sarà dei bambini abbandonati a cui saranno preferiti uno o due gameti congelati.

lunedì 4 gennaio 2016

La lagna e i miglioramenti

 La lagna 
(Sinonimi: gemito, geremiade, piagnisteo, lamentazione, frignamento, querimonia, piagnucolio, singhiozzo, singulto, lamento, nenia, pianto, solfa, tiritera, menata, brontolio, mugugno, lagnanza, lamentela)

La lagna viene sempre facile, per ogni cosa che si incontra, soprattutto se la controparte è un ufficio pubblico. Nel sistema adozione, ad esempio ci si può lamentare dei tempi di risposta delle cancellerie dei tribunali per i minorenni, dei tempi di attesa prima dei colloqui con i servizi sociali, dell'atteggiamento sospettoso delle assistenti sociali (è un'indagine o no?), dei tempi per l'indagine e per la stesura della "famosa" relazione che il giudice dovrebbe leggere subito, del tempo che passa tra l'invio della relazione e l'incontro con il giudice stesso, dei tempi di attesa del decreto di idoneità e di notifica... Poi ci sono gli enti autorizzati (che non sono pubblici, ma che possono essere equiparati, visto che agiscono in sussidiarietà), le loro liste d'attesa, la richiesta di altri incontri, le documentazioni richieste, le apostille o le autenticazioni, e i soldi che chiedono: per gli incontri, la formazione, le traduzioni.... Sembra di dover scalare una montagna alta e ripida, quasi inaccessibile. Non c'è da illudersi, la salita c'è e a volte sembra molto ripida, ma negli ultimi 20 anni è stata scalata da migliaia di coppie normali (non dei Reinhold Messner) che passo dopo passo, con pazienza e convinzione sono arrivate ad adottare dei figli. Qualcuno l'ha raggiunto dopo un anno e mezzo, altri dopo quatto anni. Tra questi ci sono degli "eroi" che hanno adottato bambini con problemi importanti, altri ne hanno adottati quattro in una volta, la maggior parte più semplicemente ne hanno accolto uno senza grossi problemi, né grande né piccolo. Tutti si sono resi conto che le vere difficoltà cominciano dopo, ma anche che passo dopo passo, per la maggioranza di loro sono ostacoli non insormontabili; ci vuole attenzione, convinzione e preparazione e tempo.

Migliorabile?

Come e in cosa si potrebbe migliorare l'iter adottivo? probabilmente si potrebbe migliorare un po' in tutto: ad esempio nella preparazione del personale dei servizi sociali, nel miglioramento dell'uniformità di giudizio e di procedura dei diversi tribunali per i minorenni. Si potrebbe pensare a dei contributi per coprire le spese di adozione internazionale, almeno per le coppie più bisognose, o almeno a dei prestiti d'onore rateizzando i rimborsi (detraibili dall'irpef), mentre la gratuità generalizzata è un'idea utopistica. Si potrebbe pensare a un maggior coinvolgimento del ministero degli esteri a supporto della CAI e degli enti autorizzati presso le istituzioni straniere.Si potrebbe definire dal punto di vista normativo oltre all'adozione anche l'affido internazionale. Si potrebbero delegare alcune funzioni della CAI come il permesso di rientro con il minore adottato, alle ambasciate in loco (si tratta di controllare la documentazione fornita dall'ente autorizzato)... Senza pensare a rivoluzioni globali (che rischierebbero di disfare quello che c'è di buono nella nostra prassi adottiva che rimane un modello per numerosi paesi occidentali), si potrebbero operare numerosi piccoli interventi migliorativi pragmatici e a costi affrontabili anche con i vari patti di stabilità. Il tema più complesso poi riguarderebbe il post-adozione dopo il primo anno successivo al rientro. Infatti, non solo il servizio pubblico scompare quasi completamente, ma non è nemmeno in grado di sapere cosa succede. Le ricerche e le statistiche sono poche, parziali, lacunose e datate e quelle che esistono sono fatte da enti o soggetti che non possono accedere ai dati in modo statisticamente corretto (la scelta del campione infatti dovrebbe essere fatta in modo del tutto casuale attingendo dall'intera popolazione interessata e non, ad esempio, su base volontaria), I tribunali (ognuno per sé) fanno spesso delle indagini su alcuni aspetti della vita degli adottivi negli anni successivi all'adozione; le regioni hanno dei riscontri dalle ASL perché amministrativamente gli interventi degli operatori devono essere monitorati, ma manca l'indagine unitaria e mirata. Senza un'analisi aggiornata e continuativa ci sembra molto difficile pensare ad interventi migliorativi nel post-adozione.

mercoledì 3 giugno 2015

Scegliere o non scegliere il bambino?

In Italia abbiamo un approccio all'adozione molto preciso: la normativa specifica che si deve trovare dei genitori a un bambino in stato di abbandono. Operatori, enti, legislatori, giudici sono tutti d'accordo i figli non si scelgono, ma questa verità, questa certezza granitica potrebbe ammettere qualche deroga come descrive l'intervento seguente da un convegno francese ..."Bambini e famiglie d’adozione”, un'associazione di genitori in Francia che raggruppa più di 8 000 persone, ha organizzato alcuni anni fa un Congresso sul tema dell'adozione e l'etica.

...Sia l'adozione nazionale che l'adozione internazionale pongono importanti problemi etici. La domanda per bambini piccoli, in buona salute è di gran lunga superiore rispetto alla domanda di bambini più grandi, con qualche problema o handicap. Siamo sicuri che questa domanda elevata non spinga a fare pressione a scapito delle madri meno “protette” per ottenere bambini più piccoli ed in salute? Questa domanda non comporta il rifiuto di bambini che hanno gran bisogno di essere soccorsi?
Sempre più paesi, ONG, organizzazioni non-governativi, e lo spirito della Convenzione del L’Aia spingono affinché i bambini piccoli ed in buona salute rimangano nei loro paesi e che lì siano adottati per assicurarne l'avvenire. Quando dei genitori pensano all'adozione, pensano che essa serve per creare una famiglia a misura di quella abituale, dunque pensano di adottare un bambino più piccolo possibile. Poi, quasi tutti i futuri genitori, desiderano accettare un bambino in buona salute; è un desiderio umano, logico.

Invece, i bambini che hanno maggiore bisogno di una famiglia sono i bambini più grandi, handicappati fisici o mentali o con malattie gravi. Come collegare queste due speranze? Non si può esigere dai genitori adottanti di prendere in carico dei bambini che hanno bisogno di cure specializzate a lungo termine. Non si può chiedere loro neanche di sostituirsi ai Servizi Sociali o ai centri di cura di lunga durata.

Si devono rispettare le loro capacità d’accoglienza. Infatti si sono avute restituzioni di bambini dopo l'adozione, quando non si era rispettato il desiderio dei genitori. Invece, si sono visti dei genitori ricevere o un bambino handicappato, malato cronico ed accettare la situazione come l'avrebbero accettata se avessero loro stessi messo al mondo questo bambino. Adottare, come mettere un bambino al mondo, comporta dei rischi; ogni futuro genitore dovrebbe accettare il rischio legato al fatto di poter ricevere un bambino malato o handicappato. Ma bisognerebbe valutare il rischio di rigetto dopo l'adozione. Questo rigetto è più grave per il bambino adottato che ha già subito l'abbandono. Individualmente dunque, i genitori adottanti possono e devono riflettere sulla loro capacità di accogliere un bambino. Non hanno tutti gli stessi limiti e per il benessere del bambino e della famiglia, è importante rispettare questi limiti.
Si dovrebbe approfittare invece, del tempo d’attesa di un'adozione per sensibilizzare i futuri genitori ai bisogni dei bambini più grandi, malati e handicappati. Alcuni potrebbero scoprire un arricchimento supplementare.

In California, i Servizi Sociali organizzano degli incontri tra futuri genitori e bambini in attesa d’adozione. Spesso avvengono dei colpi di fulmine che permettono alle persone di amarsi al di là di qualsiasi handicap. Parimenti, i Servizi Sociali dell’Ontario hanno deciso di porre delle foto di bambini con un breve riassunto su un sito internet per trovare delle famiglie ai bambini che resterebbero altrimenti nelle case famiglia o negli istituti fino alla maggiore età.

Questi due approcci permettono a molti più bambini di realizzare il loro sogno di avere una famiglia.
Individualmente, abbiamo il diritto di rifiutare una proposta che non corrisponde alle nostre capacità genitoriali. Ma collettivamente, abbiamo la responsabilità di fronte a tutti gli altri bambini dei paesi stranieri che non troveranno una famiglia.
Le numerose adozioni internazionali degli ultimi anni hanno avuto delle conseguenze insperate; parecchi orfanotrofi hanno migliorato notevolmente le condizioni di vita dei bambini e dei progetti formidabili come le "Grande-madri" in Cina hanno visto la luce. L'adozione internazionale ha provocato anche nei paesi d’origine una presa di coscienza del valore del bambino. Così il bambino occupa un posto importante nel discorso politico e le sue condizioni di vita sono migliorate parecchio ovunque.

L'adozione ha portato anche a livello internazionale una riflessione sull'importanza del posto del bambino nella società, sull'importanza di fornirgli le migliori probabilità di avere una vita sana ed equilibrata. L'adozione internazionale porta anche prima una solidarietà ed una fraternità tra popoli inimmaginabili.
Difatti, i popoli dei paesi dove sono generati i bambini sono diventati la famiglia allargata degli adottanti e tutti si sentono riguardati dagli eventi che lì si svolgono. E soprattutto, l'adozione ha permesso alle centinaia di bambini di avere un progetto di vita familiare. Questo non è un sistema perfetto e non risolve tutti i casi di bambini che desidererebbero una famiglia, ma di rimbalzo l'adozione internazionale ha permesso a centinaia di altri bambini di ricevere migliori cure avere migliori condizioni di vita.

Fonte: Claire-Marie Gagnon, Texte paru dans «La Cigogne», journal de la Fédération des parents adoptants du Québec, Printemps

martedì 31 marzo 2015

Perché si critica l'eterologa?



Qualcuno ha chiesto "perché tutte le considerazioni poco lusinghiere (se non negative) del mondo delle adozioni nei confronti della procreazione assistita eterologa?"

I motivi sono molti e oggettivamente indipendenti dalle convinzioni etico-morali della questione eterologa. Quindi innanzi tutto non riduciamo tutto a un confronto ideologico, ma cerchiamo di essere logici.

L'adozione è difficile
  • quella nazionale per il numero esiguo di bambini rispetto alle coppie che si rendono disponibili 
  • quella internazionale per i costi che sono aumentati moltissimo (negli ultimi 10 anni quasi raddoppiati perché se in Italia c'è deflazione, nei paesi emergenti c'è inflazione (ad esempio)

L'adozione è lunga e complessa.
  • Alla coppia è richiesto un lungo percorso di maturazione verso l'accoglienza di un figlio "diverso da sè" e considerando le risorse quasi nulle destinate all'adozione si lavora molto sulla coppia prima, perché, dopo, il post adozione pubblico è inesistente e le difficoltà con minori sempre più grandi e/o difficili è lasciata alle risorse dei genitori.
  • I tempi di attesa non sono solo lunghi ma soprattutto incerti, le assenza dal lavoro in tempi di crisi e l'esborso di denaro in tempi di crisi sono ostacoli non trascurabili.
  • Si deve considerare anche la necessità di ritagliare altri tempi e risorse indefinibili successivi all'adozione per curare l'inserimento in famiglia e nel nuovo contesto ed eventuali "problemi" del figlio
Alla luce anche solo di questi pochi punti, risulta chiaro che risulti disarmante vedere come sia (virtualmente) facile cercare un figlio affidandosi alla procreazione assistita eterologa che è gratis o costa estremamente meno, che non richiede preparazione, maturazione, idoneità, che garantisce un figlio neonato e quindi senza i problemi tipici dei figli adottivi non più piccoli (6 anni di media); è disarmante come lo stato possa trovare le risorse per questo e negare servizi post-adozione all'altezza per aiutare le famiglie adottive (e non stiamo parlando dell'eresia di avere l'adozione gratis, cosa a quanto pare utopistica e impossibile); è disarmante quanto i servizi sociali e i tribunali per i minorenni siano ossessivamente attenti, pignoli, indagatori verso la preparazione delle coppie adottive e come invece il sistema sia condiscendente verso chi adotta i gameti e si fa un figlio in pancia.

La nostra considerazione è che sarebbe necessario un ripensamento complessivo verso le risorse da destinare alla famiglia (nello specifico quella adottiva ma non solo) e che lo svantaggio sarà dei bambini abbandonati a cui saranno preferiti uno o due gameti congelati.

lunedì 3 novembre 2014

L’adozione come parte di una storia

L’adozione, la condizione di figlio adottivo, come è noto, non costituisce uno stato patologico, una sindrome genetica. I figli adottivi non sono malati, ma hanno conosciuto un dolore speciale. 
Il solo fatto di essere stato adottato non è motivo sufficiente per dover affrontare una psicoanalisi. 
L’essere stato adottato è una condizione particolare, un dato fondamentale, costitutivo della identità di una persona; così come l’essere rimasto orfano della madre al momento del parto, essere nato da una madre rimasta vedova poco prima o poco dopo la nascita del bambino, essere figlio di una coppia che, proprio in coincidenza e a motivo della sua nascita si separa in un clima burrascoso; essere l’unico sopravvissuto di un parto plurigemellare…
Ciascuna di queste vicende umane, e di infinite altre, è parte importante della storia particolare del bambino e della sua famiglia, e, insieme, anche ragione di una esperienza intima emotiva-affettiva-fantasmatica ineffabile. 
Mai le parole, da sole, riescono a rendere chiara e piena la profondità dei sentimenti più grandi. 
Nella esperienza umana, nelle fantasie che suscita, l’adozione, nel cosiddetto inconscio collettivo, è percepita spesso come una stranezza, qualcosa di inquietante, perfino di infamante da bisbigliare all’orecchio o da scagliare come un insulto (bastardo!); fonte di romanzi famigliari, circondata, specie in passato, da un alone di sospetto e di mistero sacrale, come nelle tragedie greche e nei miti ebraici. 
Se funziona, invece, è l’unica cura conosciuta dalla specie umana, e non solo, che sia efficace per alleviare e rendere tollerabile la perdita dei genitori, specie della madre e l’esperienza traumatica dell’abbandono quasi sempre vissuto come un essere scartati, buttati via, rifiutati, e di ignorare, forse per sempre, chi ti ha portato in grembo, ti ha messo al mondo, ti ha dato la vita, chi ti ha abbandonato e, soprattutto, perché. Quand’è che si può dire che l’adozione ha ‘funzionato’? 
Quando ha consolato e alleviato sofferenze, medicato ferite, ridato il gusto di vivere e il sentimento finalmente sicuro di essere stato cercato, amato, prediletto, raccolto là dove eri stato lasciato cadere; la consapevolezza di essere stato addirittura, ‘scelto’ come figlio desiderato e insostituibile; quando gesti e parole hanno toccato alla radice del dolore e lo hanno reso tollerabile, comprensibile.


Di Augusto Bonato (giudice onorario c/o TM di Milano) tratto da "Quaderni di Psicoterapia Infantile" (ed. Borla) 

mercoledì 17 settembre 2014

Adozione batte eterologa (infinito a 0)

I genitori adottivi sono consapevoli della diversità del loro figlio. Anche se è bianco come loro, con lo stesso colore degli occhi e dei capelli, con una fisionomia rassomigliante non si illudono, la diversità di provenienza c'è e non la ignorano, non la dimenticano; anzi in certo senso la esaltano, la raccontano con orgoglio, a volte con dolore, con speranza, con pazienza. La raccontano quotidianamente ai loro figli così tanto desiderati e amati, ma così geneticamente estranei.
I genitori adottivi sanno che hanno riempito un vuoto nella loro vita desiderando un figlio con la determinazione che solo un genitore adottivo può avere, pronto ad accettare rischi giuridici, sanitari, età e fattezze indefinite finché non lo si incontra. Ma sanno anche che così facendo hanno fatto rinascere un bambino che ha avuto una falsa partenza, che è stato vittima di profonde ingiustizie di cui la più grande è indubitabilmente essere rimasto senza genitori. La famiglia adottiva è la sola soluzione per dare risposta alla mancanza di un diritto primario: ogni bambino ha diritto a una famiglia che se ne prenda cura.
I genitori adottivi andranno incontro ai momenti di crisi, alle discriminazioni, alle richieste della conoscenza delle origini del loro figlio con la serenità di aver fatto incontestabilmente un atto d'amore. Di aver salvato una vita. Non potranno affermare di non aver fatto degli errori, ma potranno essere certi che li hanno commessi per amore e a fin di bene. Non si aspettano riconoscenza, l'adozione è accettazione, l'hanno fatta perché desideravano farla, era giusto così.
Nessuno mai potrà incolparli di aver fatto i genitori per motivi narcisistici, per il proprio benessere e basta. Il figlio esisteva già a prescindere dal loro intervento. Loro hanno fatto in modo che il bambino diventasse figlio e che avesse un futuro (migliore).
La vita di una famiglia adottiva è costellata di momenti difficili, ma è anche colma di gioie e soddisfazioni. In questa convivenza ci sarà il riserbo ma non il segreto. 
La famiglia adottiva, spesso non è compresa completamente dalle altre componenti della società, A volte viene considerata un ripiego, un adattamento, appartenente ad una classe inferiore, incompleta, come se il legame di sangue fosse indispensabile per un rapporto genitore-figlio. Niente di più falso!
Il legame è forte ed è cementato dalla certezza di essere speciali, di essersi incontrati, accettati... scelti.
I genitori e i figli adottivi sono pienamente consapevoli che quella che hanno vissuto è un'esperienza straordinaria e nessuno potrà mai toglier loro questa certezza.

Nella fecondazione eterologa tutto questo semplicemente non c'è.
Non si può mettere a confronto un'esperienza dell'anima con una metodologia bio-meccanica!

Grazie. 

Gabriele Cappelletti

martedì 9 settembre 2014

Eterologa batte Adozione 9 - 0

Dopo l'intervento della consulta e alcune polemiche sterili in sede politica e giornalistica, sono state pubblicate le linee guida stilate dalle regioni per implementare la fecondazione assistita eterologa. Ciò nella più assoluta mancanza di intervento normativo da parte del ministero e/o del parlamento. Le decisioni prese sono figlie della considerazione primaria che equipara la donazione di seme o di ovuli alla donazione di organi e quindi entra in gioco la legge della tutela della privacy (DL 196/03) che regola la protezione dei dati personali con particolare attenzione ai dati sanitari relativamente a quali ci sono numerose limitazioni. 

Se VOGLIO un bambino (la scelta del verbo non è casuale) e sono sterile (o lo siamo entrambi) posso scegliere tra fecondazione e adozione, sono percorsi molto diversi che portano a figli molto diversi. Ovviamente da questo confronto sono escluse le adozioni di figli già grandi che conservano vividi ricordi della vita pre-adozione). Facciamo un gioco, un incontro che vede contrapposte punto per punto le due pratiche (il punteggio è dato in base alla sensazione che esprime la gente comune):
1) La gratuità o il ticket (1 - 0)
  • La fecondazione assisitita eterologa è pagata dal servizio sanitario regionale e al massimo si paga un ticket (non è stato definito niente ma si dice dai 500€ fino a un massimo di 2500€) poi parzialmente detraibile dall'irpef come tutte le spese mediche. Anche se in realtà, come per le altre forme di fecondazione, per avere tempi ragionevoli si dovrà far riferimento ai privati con costi di parecchie migliaia di euro a tentativo).
  • L'adozione nazionale è gratis, ma è riservata a pochi, la maggior parte delle adozioni sono internazionali.  L'adozione internazionale costa da 15000€ fino a volte anche a 30000€. Solo metà della cifra può essere dedotta dall'irpef e solo se si rientra nelle fasce di reddito più basse si può ambire al rimborso del restante 50% (o del 25%).
2) Il rischio giuridico e il rischio sanitario (2 - 0)
  • L'eterologa è monitorata attentamente dalla sanità italiana. Come in tutti gli interventi e nelle gestazioni naturali il rischio sanitario è presente anche se in percentuale molto ridotta.
  • L'adozione nazionale ha in sé un alto grado di rischio giuridico (cioè la possibilità che il tribunale riaffidi il minore alla coppia d'origine prima del termine del periodo temporaneo precedente all'adozione). Nell'adozione internazionale il rischio prevalente è di tipo sanitario; le condizioni di vita delle madri e degli stessi figli prima dell'adozione non sono monitorate accuratamente, i paesi in cui si adotta sono affetti spesso da malattie endemiche, e da numerosi altri problemi che si ripercuotono sulla salute dell'adottato.
3) L'iter burocratico (3 - 0)
  • L'eterologa è come un intervento chirurgico quindi segue le prassi del servizio sanitario, esami preliminari, diagnosi, lista d'attesa, intervento, gestazione e parto.  
  • L'adozione comporta la compilazione della disponibilità, l'indagine finanziaria, l'indagine psicosociale dei servizi sociali, la loro relazione, il colloquio con il giudice, l'emissione dell'idoneità, l'inserimento nella lista d'attesa per l'adozione nazionale e/o la ricerca di un ente autorizzato per poter cercare un figlio all'estero, il corso dell'ente, la raccolta dei documenti da inviare al paese straniero, la loro legalizzazione, la loro traduzione, l'attesa della chiamata dalle istituzioni estere, il viaggio (fino a tre), la permanenza all'estero (fino a due mesi) il ritorno e l'espletamento delle procedure burocratiche di accoglimento del minore in Italia, un anno di monitoraggio dei servizi sociali.
4) L'indagine psicosociale, l'idoneità e i percorsi psicologici (4 - 0)
  • Nella fecondazione gli interventi psicologici e dei servizi sociali sono assenti o brevi o facoltativi, vengono forniti su richiesta anche a donatore e donatrice, le idoneità sono puramente di tipo medico.
  • Nell'adozione gli interventi dei servizi e degli psicologi sono fortemente invasivi, prima, durante e dopo. Si analizzano i singoli coniugi, si analizza la coppia, si chiede l'assenso dei futuri nonni, si ispeziona la dimora prima e dopo. Molto spesso ci si sente sotto esame e c'è sempre l'incognita di non risultare idonei e dover considerare l'ipotesi di ricorso. 
5) L'età del figlio (5 - 0)
  • Il figlio si ha da nove mesi prima della nascita.
  • Nella migliore delle ipotesi è abbandonato alla nascita e quindi ha pochi giorni, ma alcuni ragazzi vengono adottati in preadolescenza. Nelle adozioni internazionali l'età media è di oltre sei anni.
6) La gioia e l'orgoglio del parto (6 - 0)
  • Con la fecondazione ci si potra allineare alle madri naturali, biologiche, lamentarsi delle nausee, del peso, della fatica, delle voglie, si potrà giocare al "senti come scalcia" si proveranno tutte le gioie del portare una vita in grembo, non ci sarà elaborazione del lutto della mancata gravidanza, l'autostima non avrà cadute e il narcisismo procreativo si potrà esprimere liberamente.
  • Nell'adozione, niente parto, niente allattamento (raramente artificiale), niente nausee, niente mal di schiena, ecc. Le madri adottive dovranno sopportare tutte le ferite e le ingiurie di una società che esalta la procreazione come un atto magico (si da alla luce, è il miracolo della nascita, ecc.). Anche se è palesemente riconosciuto che spesso è promozione mercantile di prodotti per la prima infanzia o gossip di autopromozione della famosa di turno incinta che si pubblica col pancione.
7) Il racconto delle origini (7 - 0)
  • I figli della fecondazione eterologa non hanno diritto a sapere della loro origine. I loro genitori non sono tenuti a rivelar loro alcunché sulle origini. Potrebbero essere informati, ma potrebbero anche scoprirlo casualmente dall'evidenza di esami genetici o di familiarità alle malattie. (come succedeva nell'adozione parecchi anni or sono).
  • I genitori adottivi sono tenuti a raccontare ai figli la loro origine adottiva nei modi e nei tempi che riterranno più opportuni (generalmente con un racconto quotidiano progressivo in relazione all'età del figlio).
8) La segretezza delle origini genetiche (8 - 0)
  • L'eterologa prevede che la donazione sia anonima (cioè non deve essere possibile per il donatore risalire alla coppia ricevente e viceversa). I dati clinici del donatore / donatrice potranno essere resi noti al personale sanitario solo in casi straordinari, dietro specifica richiesta e con procedure istituzionalizzate, per eventuali problemi medici della prole, ma in nessun caso alla coppia ricevente. I donatori / donatrici non hanno diritto di conoscere identità del soggetto nato per mezzo di queste tecniche e il nato non potrà conoscere l’identità del donatore / donatrice.
    Alcuni esperti hanno previsto che, in applicazione della legge sulle adozioni e delle pronunce della Corte Costituzionale, e previo consenso del donatore, il nato forse potrà, compiuti i 25 anni, chiedere ugualmente di conoscere l’identità del donatore, è però solo un'ipotesi per ora senza nessun fondamento giuridico.
  • Nell'adozione, recentemente, la consulta si è pronunciata per non riconoscere il diritto alla segretezza della madre biologica che si è dichiarata "persona che non vuole essere nominata" in tutti i casi di figli non riconosciuti alla nascita (con effetto retroattivo). Tutti gli adottati, quindi. hanno diritto a cercare le proprie origini dal venticinquesimo anno d'età in poi. 
9) Il colore della pelle (9 - 0)
  • Nella fecondazione eterologa, non si potranno scegliere le caratteristiche somatiche del nascituro, ma il figlio avrà lo stesso colore di pelle della coppia ricevente, cioè per quanto possibile, si manterrà lo stesso fenotipo della coppia ricevente in relazione al colore della pelle, dei capelli e anche rispetto al gruppo sanguigno.
  • Nell'adozione qualsiasi preferenza dei genitori su etnia, razza e colore è deprecata (da servizi sociali, giudici, tribunali, enti autorizzati, istituzioni straniere, ecc)
10) Motivazioni (senza punteggio)
  • Chi vorrà un figlio a tutti i costi si rivolgerà quasi sicuramente alla fecondazione (a meno di impedimenti fisiologici perché in Italia non c'è ancora la madre surrogata). Avere un figlio con la fecondazione risulta essere un diritto, come si ha diritto ad essere curati per qualsiasi incidente o malattia.
  • Chi desidererà un figlio, pensando anche a salvare la vita di qualche bambino che si trova in difficoltà, potrà affidarsi all'adozione. A chi sceglie l'adozione, viene ripetuto sin dal principio dell'iter che avere un figlio è una possibilità, che l'unico diritto è quello del minore di avere una famiglia dove crescere. Potrà essere ancor più fiero della scelta, potrà recuperare molta autostima ed elaborare i vari lutti prima e meglio, avrà liste d'attesa meno lunghe e forse, sarà ritenuto una risorsa più preziosa per gli enti, le persone e il mondo dell'adozione.
  
IN CONCLUSIONE

Chi si rivolgerà all'adozione lo farà con la determinazione di chi non solo di desidera un figlio, ma che vuole raggiungere un figlio attraverso l'adozione. Ci saranno meno aspiranti genitori adottivi, ma saranno più convinti dell'avventura che li attende. E per i bambini abbandonati che attendono una famiglia ci saranno meno possibilità? Forse sì, ma loro sono lontani, non votano, non contano, non scelgono, non esistono...  



martedì 21 maggio 2013

Articoli vari sull'adozione e adottati adolescenti


(Elenco aggiornato)

mercoledì 14 dicembre 2011

nuovo sito riguardante le adozioni

Vi presento un nuovo sito a cui partecipo. è un sito che nasce piccolo ma ha grandi ambizioni.


È nato il nuovo portale sulle adozioni
Insieme ad un volonteroso gruppo di amici, abbiamo lavorato per due anni alla realizzazione di questo progetto che oggi è diventato realtà. Ne siamo orgogliosi ed entusiasti. L'utilità del portale è quella di dare più informazioni possibili a chi a vario titolo incontra l'adozione. Abbiamo pensato infatti, che non solo i genitori, ma ad esempio anche i pediatri o gli insegnanti, così importanti per i nostri figli, possono trovare nel sito un primo aiuto.ItaliAAdozioni
La scelta del nome ItaliAAdozioni è nata perché ci siamo resi conto che, oltre a mancare un coordinamento, una voce unica, esiste una grande differenza di proposte tra nord, centro e sud d'Italia. Speriamo che il nostro lavoro possa essere utile a ogni persona interessata all'adozione ovunque si trovi. L'idea è quella di catalizzare i mille contributi presenti nel web in un'unica voce, senza dispendio di energie ulteriori ma sfruttando tutto ciò che già esiste.
Confido nella possibilità che tutti Voi ci aiutiate a far conoscere il sito di ItaliAAdozioni a tutte le persone che possano essere coinvolte in questa avventura: famiglie, coppie, amici, pediatri, insegnanti, giornalisti, avvocati... di tutta Italia! Ognuno dei vostri conoscenti potrà a sua volta fare il passaparola. Potrete commentare le notizie del nostro blog e fornirci i Vostri contributi e pareri.
Grazie a tutti Voi ed un ringraziamento speciale a quanti hanno già contribuito al completamento delle pagine diItaliAAdozioni.

Maurizio Mazzoni (responsabile del sito www.ItaliAAdozioni.it)

EccoVi in estrema sintesi alcuni contenuti che potrete trovare già ora o in futuro: Il processo adottivo, l'adozione nazionale, l'adozione internazionale, i requisiti, l'iter, l'adozione speciale, la scuola, l'inserimento, l'apprendimento, le difficoltà, la giurisprudenza, la normativa, i diritti, le sentenze, la coppia, la famiglia, il bambino piccolo, l'adolescenza, le dichiarazioni, la documentazione, i tribunali per i minorenni, le associazioni familiari, la CAI, gli enti autorizzati, gli aspetti pediatrici, i farmaci, i centri specializzati, gli aspetti psicologici, le statistiche, la scelta dell'ente, gli aiuti psicologici e molto altro....