Visualizzazione post con etichetta ricerca delle origini. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta ricerca delle origini. Mostra tutti i post

mercoledì 16 novembre 2016

Se non ci fossero le adozioni ci sarebbero bambini da adottare?

Risposta a un commento al post ...e adesso pedala : "A 40mila genitori sono stati sottratti tutti questi 40mila bambini dalla nascita senza nemmeno avere la possibilità di fare il genitore. I nostri figli vengono dati a voi che li chiedete in adozione. Non potete nemmeno sapere che dolore ha una mamma al quale ingiustamente gli e stato negato di fare il genitore e per di più togliendo la podestà genitoriale per sempre. Praticamente non potremmo mai più fare un figlio. Adottate bambini stranieri che hanno bisogno. I nostri figli invece hanno i genitori vivi che combattono da anni per riaverli. Il vostro e solo egoismo. Usate il cuore ed il cervello non distruggete le famiglie. Grazie da parte di quei 40mila bambini che hanno i genitori vivi."

Alcune considerazioni:

A) I genitori adottivi NON hanno nessuna (sottolineiamo NESSUNA) parte nelle procedure di decadenza della potestà genitoriale. Se non ci fossero i genitori adottivi i figli allontanati dai genitori d'origine rimarrebbero in istituto (case famiglia) o in affido sine die; non sarebbero certo riaffidati alle persone da cui sono stati allontanati.
Quindi, se avete un residuo di amore verso chi avete partorito, dovreste essere grati ai genitori adottivi che accoglieranno, si prenderanno cura, ameranno quei nuovi figli che così non sentiranno la mancanza di una famiglia.
B) In nessun momento della procedura di allontanamento del minore da genitori considerati inadatti, i successivi genitori adottivi possono interferire, né possono conoscere gli atti del procedimento legale, né possono presentare istanze o farsi rappresentare legalmente. Anche quando il minore è in collocamento provvisorio presso di loro, sono un soggetto completamente estraneo a qualsiasi procedura. A discrezione del tribunale, ricevono solo le comunicazioni relative alle avvenute sentenze (senza altre informazioni, dettagli o motivazioni). 
C) Rischio giuridico significa che a volte per anni questi nuovi genitori amano e curano un bambino senza la certezza di poterlo tenere, senza la possibilità di fare qualcosa di concreto per intervenire sul suo avvenire, possono solo fare i bravi genitori in attesa di una sentenza definitiva che a volte (fortunatamente è raro) richiede che il figlio sia ricollocato nella famiglia d'origine (evento che spesso è dovuto a cavilli procedurali più che a giuste motivazioni).
D) I genitori adottivi non chiedono i figli in adozione; i genitori adottivi presentano una disponibilità ad accogliere in adozione un bambino che non ha più una famiglia (in stato di abbandono). Indifferentemente che sia stato abbandonato o che sia stato allontanato da genitori inidonei.

E) Non ci risulta che, in Italia, i figli vengano tolti alla nascita a mamme che non dichiarino chiaramente di rinunciare a tenerli; e anche in questo caso ci sono dei tempi non brevi che permettono alla madre di ripensarci.
F) Quando sono più grandi, in una legislazione che ha come prassi la difesa ad oltranza (a volte esagerata e immotivata) dei legami di sangue e che tergiversa nel prendere rapide decisioni riguardo all'inadeguatezza di certi genitori, ci riesce molto difficile pensare che un genitore da cui è stato allontanato un minore non abbia avuto tempo è possibilità per dare qualche segno di genitorialità adulta e consapevole per aggiungersi alle migliaia di genitori con i figli in affido temporaneo che sono in attesa di risistemarsi e riottenere i figli con loro.
G) Tra le migliaia di minori allontanati dai genitori d'origine, la maggior parte mostra danni fisici e psichici per aver subito violenze (anche sessuali), gravi trascuratezze, situazioni di vita meno che decorose, abbandono effettivo (anche se non dichiarato) e altre sgradevolezze. Quando la gravità dei fatti non richiede l'isolamento del minore dai suoii persecutori è sempre consentito ai genitori di rimanere in contatto con il minore (con accompagnamento o senza a seconda dei casi) e se il rapporto prormette una speranza di risoluzione l'allontanamento non è definitivo; si attiverà l'affidamento a comunità, a famiglie affidatarie, ecc
H) La constatazione di irrecuperabilità di un rapporto genitore-figlio per gravità dei fatti o mancamza di risposte soddisfacenti da parte degli adulti, porterà al decreto di decadenza della potestà genitoriale (come ultima ratio) a cui in genere viene fatta opposizione.
I) Dopo che i servizi sociali, il giudice di primo grado, il giudice di appello, la cassazione (in qualche anno di tempo) hanno giudicato una persona NON idonea a fare il genitore (non certo per capriccio, ma per motivazioni molto gravi), dopo il rischio giuridico sopportato con pazienza e con consapevolezza, la nuova famiglia adottiva NON merita che una persona estranea (dopo i decreti l'ex genitore lo è) cerchi in modi illegittimi e spesso illegali di contattare ancora il minore ad esempio tramite internet o social network (in buona compagnia di millantatori, truffatori e simili). 
Questo non è amore per quello che era figlio e che non lo è più, questo è puro egoismo. Si persegue un progetto fallimentare che può solo creare disturbo alla sua crescita psico-emotiva senza averne pratico giovamento personale che non sia la parziale attenuazione del proprio senso di colpa di non essere stati capaci di fare i genitori quando era il momento.

giovedì 24 marzo 2016

Articoli vari


Elenco dei post più significativi del blog

domenica 6 marzo 2016

Empatia?

L'empatia, in parole povere, è la dote di "mettersi nei panni" di qualcun altro.

Proviamo allora a essere empatici nei confronti di una coppia di omosessuali che convive da tempo o ha intenzione di farlo.. Risulta palese che ciò che ad altri sembra una pretesa senza fondamento, per loro è una speranza e un diritto: potersi definire legalmente nucleo familiare, prima ancora di accedere all'eredità, alla pensione di reversibilità, alla successione nei contratti d'affitto, nell'accesso alle notizie mediche, ecc.
Il passo successivo all'essere coppia è altrettanto ovvio, poter fondare una famiglia avendo dei figli, Passo relativamente semplice per una coppia di omosessuali femmine, ma piuttosto complesso per una coppia di omosessuali maschi che dovrebbero rivolgersi a una maternità surrogata con tutti i dubbi etici (e l'impegno economico esorbitante) che ciò comporta per gli stessi aspiranti genitori.

Proviamo ora ad essere empatici verso un adolescente che conviva con due uomini adulti (o due donne) che si considerano una coppia, come vi sentireste (da adolescenti che mettono in discussione le figure "genitoriali")?

La scelta dell'adolescente (maschio o femmina declinano in modo differente il periodo ma hanno tratti comuni) è esemplificativa. Non siamo più in presenza della schiera di bambini piccoli e felici di essere speciali perché hanno due mamme o due papà (fatti vedere impudicamente e spudoratamente dalla tv iena), siamo presenti alle crisi identitaria dovuta a un periodo dello sviluppo dei ragazzi; un periodo che in situazioni di stabilità già può essere devastante per tutta la famiglia. 
Sono gli anni in cui i figli devono smontare le figure dei genitori-eroi della loro infanzia, "tirarli giù" dal piedestallo. Mettere in discussione tutte le convinzioni condivise all'interno del nucleo familiare, tanto più quando le convinzioni si riflettono profondamente sulla vita della famiglia e quindi risultano fortemente radicate nelle idee e nei comportamenti dei genitori (l'omogenitorialità non si persegue se non si è profondamente convinti della sua validità e attuabilità).
In caso di omogenitorialità (forse anche aggravata da origini incerte come l'utero in affitto) le cartucce in mano all'adolescente diventano mine anti-uomo (anzi anti-omo). 
Di chi sono figlio? 
Con le somiglianze, se i gameti sono di almeno uno dei genitori, l'adolescente riuscirà a capirlo anche davanti all'incertezza o all'omertà di chi ha costruito artificialmente questa "famiglia" monocromatica (o omocromatica, altro che arcobaleno).
Una volta individuato il genitore biologico, l'altro chi è? 
Un estraneo (estranea) che fa sesso con lui?! 
Anni di convivenza e di esperienze comuni possono infrangersi come una bella vetrata colorata (arcobaleno?) davanti all'adolescente che scopre di non poter essere omologato ai coetanei, che penserà di essere stato ingannato dal destino che gli ha negato qualcosa (anche se non sa cosa).
E l'adolescente, dopo questo processo distruttivo di demolizione radicale o parziale della famiglia riuscirà a ritornare? (cosa che spesso avviene nelle famiglie tradizionali, quelle monocrome noiose pantofolaie e omologate famiglie con padre, madre e figli). O in lui sarà scattato qualcosa di irreversibile?  Es, io e super-Io, la coscienza del sé, l'autostima, l'identità e tutte le varie invenzioni degli psicologi che le usano a uso e consumo delle proprie convinzioni, il malessere esistenziale, il sospetto di essere stato preso in giro (dal destino, dalla divinità in cui crede o semplicemente dagli adulti), dove lo condurrà?

Ognuno può, mediante l'empatia, cercare di immaginarlo tenendo ben presente che l'orientamento sessuale e ideologico o religioso di questo ragazzo potrà essere molto diverso, anche antitetico a quello dei genitori.

lunedì 29 febbraio 2016

Adozione no, meglio la surrogazione secondo chi la vende.

Quando si polemizza sulla fecondazione artificiale, (soprattutto quella eterologa) e sulle differenti regole connesse (accesso alle origini, costi e rimborsi, preparazione psicologica all'accoglienza, segretezza, ecc) si viene criticati soprattutto perché non viene percepita la sostanziale concorrenzialità tra questi differenti percorsi per avere un figlio.

Inoltre è in atto un processo diffuso di sdoganamento della maternità surrogata (pratica eticamente molto discutibile basata sullo sfruttamento delle donne e la mercificazione dei neonati partoriti ad hoc) come unica risorsa disponibile alle coppie omosessuali maschili per avere figli. Riconoscendo il diritto di averli a queste coppie non si può prescindere dall'accettare il male necessario della surrogazione. (circa l'80%  degli italiani, per ora, sono contrari).

Adozione e surrogazione però sono percorsi profondamente diversi anche se il punto in comune è l'obbiettivo di diventare genitori (e non è poco). Ma le aziende del settore (pratiche procreatrici artificiali) che sono riunite sostanzialmente in un cartello internazionale invece sanno molto bene come trovare nuovi clienti e creano pagine che si occupano fintamente di adozione inserendoci i loro spot riguardanti i loro servizi - perfino la maternità surrogata - (pratica, ad oggi, proibita in Italia ma aggirabile tramite svolgimento all'estero e la recente accondiscendenza giuridica al rientro in Italia).

La tecnica di convincimento è semplice: si mettono sullo stesso piano le due pratiche già dal titolo e poi si terrorizzano i lettori elencando tutti i pericoli e i difetti dell'adozione, confrontandoli con le facilità e le sicurezze della surrogazione che si può giustificare moralmente persino attraverso la lettura delle sacre scritture. Non si fa riferimento ai costi che potrebbero non essere paragonabili (ma anche questo potrebbe non essere così sicuro a priori).  

Sembra il testo di una televendita di padelle, poltrone rilassanti o box doccia... Leggere per credere! (non si cita la fonte per non farle facile pubblicità, ma un motore di ricerca qualsiasi troverà facilmente le pagine in questione)

Adozione o surrogazione – I due lati della medaglia

L’adozione di un bambino istituzionalizzato o una donna che accetta di dare alla luce il vostro bambino. Si tratta di due varianti per le coppie infertili (o coloro che vogliono avere figli, ma, per qualsiasi motivo, non possono farlo naturalmente) che riguardano lo scopo di creare una famiglia. 

L’adozione è un percorso piu duro rispetto alla maternità surrogata. Come mai? Cerchiamo di chiarire questa cosa. I genitori che vogliono adottare un bambino abbandonato in un orfanotrofio, devono considerare che questo bambino potrebbe avere problemi di salute, l’eredità genetica discutibile, e il processo di adeguamento in una nuova famiglia potrebbe essere piuttosto complicato. Inoltre tutti questi aspetti sono piuttosto imprevedibili e possono causare spiacevoli sorprese in futuro.

ADOZIONE = rischio sanitario, rischio giuridico, inserimento problematico, complicazioni legali e amministrative

La maternità surrogata è un programma medico che è diventato estremamente popolare in tutto il mondo.

Ogni mese, migliaia di coppie sterili vanno in paesi in cui la maternità surrogata è consentita dalla legge locale e viene condotta senza alcuna difficoltà. In caso di maternità surrogata tutto è quasi naturale. In particolare, la madre surrogata porta semplicemente in grembo un bambino che non ha alcun legame biologico con lei. Geneticamente il bambino ha un legame biologico con la coppia per la quale la madre surrogata lo porta. Dopo la nascita del bambino, la famiglia ha il diritto di stare con lui dal primo giorno della sua vita, e la madre surrogata non ha alcun contatto con il neonato. Nei primi giorni di vita il bambino conosce e sente i suoi genitori che lo curano. 

ADOZIONE = il bambino non ha i tuoi geni e quindi potrebbe essere figlio di delinquenti, minorati, avere contributi razziali impresentabili nel suo corredo genetico (insomma è senza pedegree, non ha un albero genealogico pubblicabile)

Mentre nel caso dell’adozione, è estremamente difficile e non sempre possibile adottare un neonato in Europa. Molte coppie straniere si recano in Ucraina o in Russia, al fine di adottare un bambino. I cittadini di Spagna, Italia, Israele, Francia e gli Stati Uniti sempre più spesso adottano bambini ucraini.

ADOZIONE = negazione della felicità di averlo neonato (appena sfornato e tolto a chi l'ha partorito)


Inoltre un gran numero di rappresentanti di questi stati vanno in Ucraina anche per la maternità surrogata. Questo paese è il più accogliente riguardo la maternità surrogata! In caso di maternità surrogata, la donna che porta un bambino per una coppia infertile firma una smentita ufficiale (significa che non ha diritti e doveri riguardo questo bambino) e offre ai genitori biologici il loro bambino dopo la sua nascita. Scelgono un nome per lui; redigono i documenti in cui sono elencati come genitori.

SURROGAZIONE = certezze su salute, corredo genetico, somiglianza, razza, documenti legali immediati, gestazione corretta. tempi certi, nessuna complicazione di ricerca delle origini e tanta felicità del possedere il bambino dal momento della nascita.

Le persone che decidono per un passo così importante come l’adozione di solito ottengono un grande rispetto e il sostegno della comunità a differenza di chi decide per la maternità surrogata, che si fa carico di forti dibattiti poichè è considerata una decisione piuttosto immorale. La Chiesa è il principale avversario della maternità surrogata. Ma scavando più a fondo nella storia, vediamo che l’Antico Testamento descrive una delle prime storie di maternità surrogata. La moglie di Abramo, Sara, era sterile. È per questo che ha invitato la sua serva e le ha permesso di concepire e dare alla luce il loro figlio. Nei tempi biblici si credeva che se una donna non potesse avere un bambino avrebbe potuto trasmettere alla serva questa missione.

ADOZIONE = atto che porta rispettabilità da parte della comunità (ma la surrogazione può essere nascosta alla società e poi perfino nella bibbia....)


Nelle stesse pagine si trovno altre riflessioni che riibadiscono il concetto:

Adozione e maternità surrogata – due facce di una stessa medaglia chiamata “infertilità”. Le coppie sterili che vogliono adottare un bambino sanno che poteva far parte di una famiglia di alcolizzati, tossicodipendenti, persone che vivono con l’Hiv, il virus dell’AIDS o malattie genetiche, da una famiglia con anamnesi negativa e cattive abitudini. 

ADOZIONE = anche se non ti interessa niente dell'albero genealogico e delle origini genetiche mischiate nel figlio, non puoi essere indifferente alla possibilità di malattie gravi come l'AIDS o alla convivenza in un grembo di alcolizzata, tossicodipendente, ecc. 

Questa bambina ha già avuto una certa cronologia e la visione precedente di una famiglia. 

Il bambino surrogato sarà geneticamente correlata con la coppia. Per condurre la procedura di fecondazione in vitro, l’embriologo seleziona le cellule sane e con più alta qualità. Alla fine dei programmi, la coppia riceve tutta la documentazione necessaria, sulla quale sarà scritto in bianco e nero che sono i genitori. Oggi, la maternità surrogata è l’alternativa principale per l’adozione. Nonostante la condanna in tutto il mondo, la maternità surrogata e “bambini in provetta” fanno risparmiare molto tempo e sono piuttosto richieste tra le coppie infertili in tutto il mondo. Anche se, non importa cosa, alla fine cito qui le parole di un autore: “. Ognuno di noi ha le proprie difficoltà, le proprie misure e i propri metodi da superare . I confronti inutili non sono necessari”.

ADOZIONE = perdita di un sacco di tempo con risultati ignoti e pericolosi.

MESSAGGIO in sintesi = non fare il fesso! scegli la surrogazione, solo vantaggi, nessun svantaggio e non farti venire sensi di colpa perché anche nella bibbia succede in un caso importante come quello di Abramo (mica uno qualsiasi). Scegli la via più sicura per diventare genitore (disponibile per coppie eterosessuali, single e omosessuali). 

venerdì 22 gennaio 2016

Confessione

Postata così com'è senza commenti:

"Grazie all'anonimato posso permettermi di raccontare una pezzo della mia vita di cui un po' mi rammarico, ma che è definitivamente superato. Mi scuso anticipatamente per la crudezza delle situazioni che racconterò, ma questo è stato, dipingerlo a tinte rosa non ne cambierebbe la sostanza e raccontare la storia senza ipocrisie è anch'essa una forma di espiazione che pago volentieri.  
Più di 15 anni fa partorii una bambina e me ne disinteressai completamente. Venivo da un lungo periodo di tossicodipendenza che continuò anche successivamente "all'incidente di percorso" di rimanere incinta e farla nascere. Il padre probabilmente era il pusher che ogni tanto accettava il pagamento in "natura", ma avevo anche frequenti rapporti occasionali probabilmente non protetti, quindi non c'è certezza e comunque quel pusher è morto accoltellato da tempo. La lucidità mentale non era una caratteristica che accompagnava la mia vita in quel periodo e la memoria ne risente. Avevo accolto la notizia di essere incinta con una sorta di disinteresse fatalista. Pensavo morisse prima di nascere dato che non mi negavo nessun comportamento dannoso sia per me che per chi avevo in pancia. Coca, ero, acidi, pasticche, alcol, ecc. mi calavo qualsiasi cosa mi facesse star bene. Mia madre mi ronzava attorno interessata alla nascitura, impedendomi di abortire o di esagerare, ma io avevo le mie buone strategie per fregarla come ho sempre fatto. 
Quando nacque non me ne accorsi, ero in overdose e l'ambulanza mi raccolse per strada in un angolo dove mi ero bucata e svenuta. In ospedale non firmai per rimanere anonima e quella che voleva essere sua nonna probabilmente ebbe un certo peso nelle scelte di quel momento anche perché poi cercò di appropriarsene. Non so o non ricordo bene come si svolsero i fatti, io finii a disntossicarmi, inutilmente (almeno quella volta e le due successive). Mia madre tentò più volte anche con un avvocato di opporsi alla perdita della nipote, ma quando chiesero il mio parere dissi che non la meritava. Sarebbe stata meglio lontano da noi. I giudici mi diedero ragione, la nostra bella famiglia, pur non mancandole nulla, non aveva dignità; meglio perderci. Da mia madre seppi in seguito che la bambina finì in adozione dopo tre o quattro anni di avvocati e di sentenze sempre contro di noi. Cioè contro mia madre perché io non volli mai partecipare a quel teatrino organizzato da una madre che probabilmente avrebbe voluto una seconda possibilità di crescere qualcuno senza gli errori che aveva commesso con me. Secondo me li avrebbe ripetuti o ne avrebbe inventati di peggio, inutile e testarda com'era. Tra l'altro tabacco e bottiglia se la sono portata via già da un po'.  
Però, non vorrei che qualcuno pensasse che mi sono pentita delle mie scelte di allora. No non c'è nessun pentimento, a cosa servirebbe, ormai è andata, mi sono rovinata, ma mi sono anche divertita un sacco. Sono stata male, ma ho anche goduto e vissuto cose che molti altri non hanno mai provato e non proveranno mai. Non ho rimorsi, né rimpianti, né nostalgia anche ora che non sono più una tossica, che ho un lavoro, una casa, qualche hobby e passo il tempo a curare i malanni che mi sono procurata vivendo una decina d'anni o più in maniera autodistruttiva.
Qualcuno si chiederà se abbia il desiderio di sapere come stia quella bambina sopravvissuta ai veleni che le ho somministrato, che ho ignorato quando è nata e quando per un po' di mesi ha aspettato in istituto un mio segno di interesse. No desiderio no! Curiosità sì forse un po' di curiosità, e chi non ne avrebbe? Mi piacerebbe sapere qualche notizia, se è sana o se porta anche lei i segni di (quasi) nove mesi delle merde che circolavano nel mio sangue. Che sia sopravvissuta fino a tre, quattro anni l'ho dedotto dal lungo e inutile incaponirsi di mia madre e dal balletto giudiziario dei ricorsi e appelli da lei perpetrato, della sua salute non so niente.
Confesso che durante l'ultima disintossicazione ho pensato intensamente a quella bambina e ho sperato (se fossi stata credente probabilmente avrei pregato) che non sia rimasta minorata o segnata dalle sostanze che sniffavo, mi iniettavo o ingurgitavo; che non sia sieropositiva come lo sono io (non vi dirò a quali malattie per non annoiarvi).
Ma la mia curiosità è destinata a rimanere tale. Mi auguro che non venga a cercarmi, che non mi trovi, che stia bene nella sua famiglia attuale. Se mi cercherà io mi negherò. La mia vita è tutt'ora disordinata. Non a caso non mi lego mai a nessuno per più di brevi periodi. E non potrei sopportare di dover rispondere delle scelte di allora verso chiunque. Non voglio nemmeno raccontarle inutili scuse, chiedere perdono, invocare false attenuanti. Dal nostro incontro ne uscirebbe delusa, arrabbiata, depressa, colpita. E potrei uscirne male anch'io. Non vorrei farci del male una seconda volta. Non la voglio incontrare, e se proprio vuole costruirsi una figura immaginaria è meglio che sia di fantasia perché quella reale sarebbe molto peggio."




lunedì 11 gennaio 2016

Ancora la ricerca

Dopo aver letto dei commenti di chi insiste sulla assoluta necessità di organizzare l'incontro tra genitori d'origine e figli adottivi (o comunque abbandonati anche se rimasti in istituto) (www.italiaadozioni.it/?p=7592), vorremmo citare una risposta che forse può apparire cinica e brutale, ma che ben descrive oggettivamente la situazione:  

"... in quanto a pregiudizi, stereotipi, luoghi comuni (e anche favolette) la società è colma di storie lacrimevoli di mamme d’origine a cui hanno strappato ingiustamente i figli, di donne costrette da immani circostanze ad abbandonarli contro la propria volontà, di mamme “povere di spirito” a cui hanno sottratto il bambino con l’inganno, e così via. 
Storie del tipo: “Per salvare il figlio lo affidò alle acque del grande fiume adagiato con amore in una cesta galleggiante…” 
Meno conosciute e tramandate sono le numerose storie di violenza e abuso certo e reiterato verso un essere indifeso (anche solo l’abbandono è abominevole, figuriamoci la violenza), oppure le sordide storie di donne che hanno rifiutato la maternità come se fosse slegata dalla sorte della vera vittima, che non ha potuto scegliere, non ha potuto opporsi alla decisione di una donna che gli ha causato danno biologico, morale ed esistenziale ma che per un’anomalia di pensiero non è perseguibile, perché l’ha fatto nascere (anche se per farlo soffrire). 
Pensare male delle mamme è indelicato, ma ci sono mamme che non amano il bambino che hanno in pancia, ma la società non concepisce questa possibilità come reale. Anzi, si vuole il perdono automatico, la redenzione, il ricongiungimento, dopo vent’anni o più quando il figlio (che non è più loro figlio) è ormai grande e autonomo e semmai potrebbe diventare un valido aiuto verso la propria vecchiaia. Ci sembra molto comodo sfruttare i problemi esistenziali altrui per poter curare i propri rimorsi tardivi per averlo abbandonato “mollandolo” a una sorte sconosciuta (non a una vita sicuramente migliore, come nella favole, ma a un destino ignoto senza mamma).  
Fermiamoci in quell’istante. In quel preciso momento non c’è ancora l’adozione che cura l’abbandono, non c’è la possibilità o la probabilità o la speranza di una vita migliore… c’è un rifiuto e la prospettiva di un’esistenza in salita, senza certezze, a questo viene affidato il figlio che si abbandona. 
Molti figli abbandonati soffrono per tutta la vita questo rifiuto d’origine e per colpa di una società pronta a perdonare chi ha deciso e causato la separazione cercano in loro stessi il difetto, la causa dell’accaduto. 
Quando poi cercano di riannodare i fili della propria vita sono costretti a cercarli proprio in quella persona che ha causato il loro dolore. Almeno non dipingiamo di rosa quest’evenienza. Almeno non costruiamoci attorno simbologie e significati atti a cancellare le reali responsabilità. Non consideriamoli passi sufficienti a colmare il vuoto dovuto al rimpianto di chi ha abbandonato. 
La ricerca delle origini deve rimanere una libera facoltà solo per quei figli adottivi che hanno la necessità di percorrerla e la normativa non deve ostacolarla nel pieno rispetto delle parti e con le cautele necessarie."

Citiamo anche un altro post molto più soft che risulterà gradito a chi ama ancora le favole e le soap...

"L’amore, in generale, è un sentimento che viene dalle viscere. Non è solo “spirito”, nel senso di pura astrazione. Non è solo la mente ma è tutto il nostro corpo ad amare, a spingerci a desiderare profondamente, visceralmente, il bene delle persone che amiamo. Se l’amore fosse solo una questione di DNA allora ameremmo solo i nostri parenti, invece non è così. Si ama, infatti, anche il marito, la moglie, il fidanzato, l’amico; e li si ama in modo non meno viscerale rispetto a chi ha nelle vene il nostro stesso sangue. Ecco Perché le mamme adottive avvertono sin nella propria carne il legame con i loro figli. L’amore non ha DNA..." (Patrizia)

Cfr: La ricerca delle radici

 

martedì 22 dicembre 2015

Genero ergo sum

Viaggio semi-serio nei nuovi sistemi per diventare genitori.

Capitolo 1. 
L'omologanza e l'eterologanza

Ho recentemente conosciuto una coppia che ha un figlio di dodici anni. Scambiandoci opinioni ed esperienze ho saputo che il figlio è frutto di una procreazione assistita eterologa effettuata in Spagna. Più di dodici anni fa? Nel 2002? A quell'epoca probabilmente molti come me alla domanda cos'è l'eterologa avrebbero pensato a qualche regola astrusa della scienza della parola o a una parte del discorso rara e peculiare (da logos) e invece era già una pratica di quella che si chiamava ancora inseminazione artificiale (e il bambino veniva chiamato "figlio in provetta"). Poi, come ogni cosa che deve essere venduta e che quindi incontra degli uffici di marketing, la denominazione ha perso l'attributo "artificiale" ed è diventata "assistita", più eleganza, più appeal, più vendibile. La prima volta che ho sentito questo nuovo termine, per un attimo ho temuto che si riferisse a uno specialista "guardone" che assistesse all'atto di fecondazione da parte di una coppia... incitando, veicolando, suggerendo... Anche la parola "inseminazione" è stata mutata in "procreazione" e il motivo è chiaro, l'inseminazione è l'atto tecnico che viene compiuto dall'equipe medica e che non garantisce nessun figlio (le vere percentuali di successo in genere sono top secret e sospettiamo piuttosto basse), quindi meglio spostare l'accento sul risultato finale cioè la "procreazione", inducendo implicitamente a credere che ad ogni inseminazione corrisponda una procreazione. Realistico per il marketing delle cliniche del settore, irreale nell'esperienza e nella pratica di chi segue questa strada e che spesso reitera più volte i tentativi fino al raggiungimento del figlio o al prosciugamento dei risparmi e/o delle energie. Abbiamo conosciuto alcune coppie che hanno tentato 8, 10, 12 e perfino 18 volte!

Intermezzo. 
L'esperienza personale di Andrea e Andrea.

No, tranquilli, non è una coppia di omosessuali (perché avrebbero dovuto usare altre pratiche (madre surrogata che vedremo poi), lui Andrea (come si usa in Italia, maschio), lei Andrea (come si usa in Germania, femmina), non più giovanissimi, che raccontano: 

"In Italia dodici anni fa l'eterologa non era diffusa, poi la normativa l'ha resa illegale e recentemente è tornata possibile. Diciassette anni fa noi eravamo tra quelli che tentavano la via omologa (un paio di volte, una manciata di milioni di lire a botta perché nelle strutture pubbliche il nostro turno sarebbe coinciso con l'età della pensione). La prima volta con emozione e trepidazione, credendo sinceramente che fosse l'unica strada da percorrere, disposti a tutto. Esami ed analisi per lui, esami ed analisi per lei, poi iniezioni in pancia per lei (le fa lui) così si producono più ovuli e poi il giorno fatidico in un ambulatorio situato in un seminterrato, un posto freddo, squallido con i letti delle aspiranti mamme in batteria (sottolineo che era una struttura privata) come le mucche (che per l'appunto vengono inseminate artificialmente così). Gli aspiranti padri che si aggiravano nei corridoi con in mano dei piccoli barattolini cercando gli sgabuzzini (tali erano) per farsi l'autoprelievo in solitario. Le cellule si erano poi moltiplicate per un po' e poi erano state rigettate abbastanza presto come se l'ambiente naturale avesse mal sopportato l'intrusione artificiale. Pare che sia l'evenienza più frequente, inseminazione riuscita, gravidanza interrotta, procreazione non raggiunta. La seconda volta, con meno entusiasmo, meno speranza e un certo senso di fatalismo, mentre partecipavamo al teatrino nel solito seminterrato, ci siamo resi conto che la speculazione sul desiderio delle coppie di diventare genitori prevaleva troppo su tutto il resto. L'esito negativo era quasi scontato, ma prima ancora di averne la certezza avevamo già optato per l'adozione (di cui allora ignoravamo tutto)."

Capitolo 2. 
La surroganza

Dunque, come spiegarla a chi non ne sa nulla? Tu prendi un ovulo dalla mamma, uno spermatozoo dal babbo, li unisci insieme con tecniche di chirurgia microscopica e poi impianti (si dice così - si appoggia, si incolla...) l'ovulo fecondato nell'utero di un'altra donna, che non è la mamma, ma partorirà suo figlio. La cosa si complica se al posto dell'ovulo della mamma si usa l'ovulo di un'altra donna che non è la mamma ma assomiglierà al figlio, che sarà fecondato con uno spermatozoo del papà e che verrà comunque partorito da una terza donna che non è la mamma ma lo partorirà. La cosa si complica ancora di più se si usa l'ovulo di una donna che non è la mamma, si utilizza anche il seme di un donatore che non sia il papà, così si giungerà ad avere come figlio naturale un bambino che è più assimilabile ad un figlio adottato che però a differenza di quest'ultimo è piccolo, sano, garantito e certificato da una delle numerose multinazionali che si occupano di queste pratiche e sarà un figlio che probabilmente costerà molto, non assomiglierà a nessuno dei due genitori (o clienti?) e (cosa trascurabile per chi lo avrà cercato) sarà illegale in Italia. Recentemente questa pratica è stata deprecata anche dall'unione europea, ma incredibilmente non per dare più garanzie ai figli, ma a causa del pericolo di sfruttamento delle mamme surrogate! (un ragionamento adultocentricamente perfetto.

martedì 6 ottobre 2015

La ricerca delle radici

Assistiamo alla pubblicazione di articoli e di libri, alla nascita di siti e blog, all'organizzazione di corsi, incontri e convegni che studiano, dissertano, discutono e infine promuovono la ricerca delle origini da parte degli adottati... descritta spesso come un'aspetto imprescindibile, indispensabile, e assolutamente necessario nella vita di una persona adottata.

Ma non dovrebbe essere un desiderio personale, un intimo bisogno del singolo adottato? Dobbiamo farlo diventare un fenomeno di massa? Vogliamo organizzare la marcia della ricerca delle origini?

"Ricordati che hai degli altri genitori!". L'insistenza nel proporre i genitori d'origine, la loro ricerca, la necessità del ritorno al passato per risolvere i malesseri del presente, la promozione di un bisogno che molti figli adottivi non percepiscono come una necessità (ne è prova l'effettiva incidenza percentuale del fenomeno all'interno della totalità degli adulti adottati) può essere dannoso per le famiglie adottive? Ed è lecito chiederselo?

Proviamo a rispondere a questi dubbi: innanzi tutto è lecito poiché entro certi limiti il destino delle famiglie adottive e della percezione che la società ha di loro dipende molto da piccoli segnali che possono essere ingigantiti dalla cassa di risonanza dei media. Così in un mondo che è sostanzialmente ignorante in merito a cosa sia l'adozione, l'adottare e l'essere adottati, ogni titolo, ogni trafiletto, ogni accenno giornalistico sull'adozione può focalizzare l'attenzione pubblica in modo significativo o fuorviante a seconda del contenuto.

Noi adottivi (genitori e figli) sappiamo bene che l'eventuale ricerca delle origini (che non sempre riguarda la ricerca dei genitori biologici, ma che può essere la semplice ricerca di luoghi, culture, linguaggi, odori, sapori... in una parola: delle radici) non è la negazione della valenza della famiglia adottiva, non è il segnale del fallimento dell'adozione, anzi ne è una testimonianza di efficacia e quindi la sua affermazione. In un senso incomprensibile, però, per tutti quelli che l'adozione non l'hanno toccata con mano, non l'hanno vissuta in prima persona.

Le persone comuni, hanno osservato la famiglia adottiva come se fosse un animale esotico, incomprensibilmente felice e unita (più o meno secondo i casi della vita, ma mediamente meglio della media delle famiglie tradizionali), con quel misterioso legame che non deriva dalla somiglianza, dal sangue o (più modernamente) dalla genetica, Dopo questa lunga e curiosa osservazione, finalmente possono esclamare: "vedi, lo dicevo io, a un certo punto devono cercare la vera mamma! lo sapevo che non poteva durare! lo sapevo che era tutto posticcio Provvisorio. Finto!". Sentite eccheggiare i soliti luoghi comuni di genitori veri e finti? Vi ricorda la frequente e antipatica allocuzione di "vera mamma" attribuita a sproposito a chi ha abbandonato i figli?

Ma cos'è? Ignoranza, invidia (e di cosa poi?), gusto di mettere il naso negli affari degli altri? Soddisfazione di essere meglio? Cosa li spinge a considerarci inferiori? E ne sono consapevoli?

Ignoranza innanzi tutto. Componente che non manca mai, sempre presente e spesso accompagnata da una buona dose di errata convinzione di avere capito tutto, di saperne abbastanza per giudicare, di avere ben compreso la chiave della situazione dopo aver letto quelle due paginette sulla dozzinale rivista che parla di programmi televisivi o di gossip.

Invidia, molto frequente dove si annida l'ignoranza. Come è possibile avere la forza di diventare genitori di un alieno, un figlio diverso da noi e assorbirlo nella famiglia fino a percepirlo omogeneo, sentimentalmente consanguineo, somigliante? Come è possibile percepire che è un'esperienza esaltante che non potranno mai provare. Come è possibile capire l'alchimia di diventare figli, sentirsi accolti non per caso, non come il risultato di una magica ricombinazione di gameti, ma di essere stati accettati e avere accettato e accolto nella propria vita i nuovi genitori, guarendo la ferita originaria di essere stati scartati, rifiutati una prima volta. Come è possibile capire che è altrettanto speciale? Non lo comprendono e, forse senza averne coscienza, sono invidiosi di tutto questo.

La curiosaggine, ovvero la curiosità finalizzata alla ricerca della magagna, del difetto, dell'aspetto negativo. Altro sport nazionale (e forse internazionale) e provinciale al tempo stesso. Siccome non si comprende fino in fondo il profondo legame genitori-figli adottivi, se ne ricercano i punti deboli, si è attenti a non lasciarsi sfuggire il minimo sintomo di incrinatura. Famiglie tradizionali, biologicamente e geneticamente omogenee crollano miseramente e si disgregano ma non importa, lì c'è il legame di sangue quindi probabilmente era inevitabile. Se una famiglia adottiva ha dei problemi non c'è dubbio: è a causa dell'adozione!

Per questo, per il bene dell'adozione e delle famiglie adottive si dovrebbe sempre sottolineare e ribadire ciò che noi sappiamo bene: la ricerca delle origini non sminuisce minimamente il ruolo dei genitori adottivi, non mette in dubbio la validità dell'adozione e non cancella il legame affettivo che i figli adottivi sentono (ricambiati) nei confronti dei genitori adottivi, risultati indispensabili e insostituibili. Senza di loro, la vita dell'adottato sarebbe risultata molto diversa (e probabilmente peggiore). 

Se qualche adottato adulto sente questo bisogno della ricerca delle origini, (bisogno imprescindibile per risolvere dei problemi personali non necessariamente derivati dall'essere stati abbandonati), è libero di cercare e di convincersi che quella delle origini è una ricerca senza la quale non si è completi, meno lodevole è la missione di convincere anche gli altri che non ne hanno necessità (come se volessero compagnia in queste loro scelte).

Ma occorre ribadire e far comprendere "agli altri" che questo desiderio, o bisogno, è profondamente personale. Un adottato può anche non percepirlo senza provare timore di essere insensibile. Ci sembra più che comprensibile che un adottato che vive una vita piena e completa, soddisfacente e ricca di rapporti umani e affettivi non senta la necessità di andare a scavare in un lontano passato, che non voglia scoprire persone e vicende quasi sempre deludenti, squallide o peggio, che rivolga la sua attenzione verso il presente e il futuro.

Oppure vogliamo continuare a credere sempre e comunque alla fatina dei denti e alle madri che hanno abbandonato i figli per amore verso di loro e non per altri motivi meno nobili. La forza biblica della storia di Mosé incombe sulla nostra cultura e pesa come un macigno. 


martedì 16 giugno 2015

Lettera appello di una "madre segreta"

Pubblichiamo senza commento una lettera testimoniale relativa alla segretezza del parto. Il punto di vista de "la-madre-che-ha-abbandonato-il-figlio-alla-nascita-e-che-non-vuole-essere-rintracciata". Come spesso accade quando il parlamento si pronuncia su simili questioni, il pericolo maggiore è la superficialità delle soluzioni prospettate...

”Quando ho letto la notizia credo che il mio mondo si sia dissolto in un attimo, ho guardato i miei familiari, ignari, e ho visto la fine della vita che con fatica mi sono costruita e guadagnata. Non vi voglio raccontare il mio passato doloroso, so però che non sarei in grado di riviverlo (...). 
Non posso rivivere tutto di nuovo, non ho la forza di raccontare tutto alla mia famiglia attuale, non lo posso immaginare, mi sento morire e nell’attesa di questa condanna, io mi sento morire piano piano. 
Che Dio mi perdoni se a volte vorrei farla finita, anche se poi non so se ne avrei il coraggio. La mia vita ormai dipende dal legislatore, vi prego non smettete di lottare per il parto anonimo, per questo non vi ho mai ringraziato abbastanza, quelle come me non possono palesarsi, non possono parlare ai dibattiti, devono solo aspettare! (...) 
Ho cominciato a vivere nel terrore che un giorno arrivi a casa una raccomandata che mi obblighi a presentarmi in tribunale (come una malvivente), ho il timore di dover ripercorrere quella esperienza terribile (…). 
Io ho la certezza che non riuscirò a sopportare tutto questo (…). 
Uno Stato non può tradire in questo modo un patto stipulato che mi ha portato a fare questa scelta, anche se imposta, che mi ha permesso di non abortire. Sono disperata all’idea di poter fare soffrire i miei cari. Spero anche che la creatura che ho messo al mondo e per la quale prego sempre (sono aiutata da un padre spirituale) sia serena, considerando le sue origini, quelle delle persone che lo hanno adottato, loro sono i veri genitori”.

martedì 9 giugno 2015

Così diversi, così uguali.

Due figli, lei ormai adolescente, italiana, molto italiana, carnagione chiara, capelli e occhi castani, occhi tondi, sorriso sincero, facile all'entusiasmo o alla delusione, grande generosità d'animo, il fratellino, di quattro anni più giovane, puro khmer, pelle di infinite gradazioni tra il latte macchiato invernale e il caffè macchiato estivo, occhi leggermente a mandorla e nasino schiacciato, capelli neri, bocca a cuoricino che si schiude spessissimo in un sorriso irresistibile di denti bianchissimi.

Due figli così diversi tra loro e io che mi incanto a guardarli... mi riecheggiano domande lontane: come si fa ad amare un bambino così diverso da noi? come si può riuscire ad amare bambini così differenti? si riesce a non privilegiare l'uno o l'altra?

La risposta è sì, anche volendo sarebbe impossibile fare preferenze. La soluzione è stata semplice: hanno risolto loro tutti i dubbi, in pochissimo tempo sono diventati inseparabili, compagni, complici, si cercano, si seguono, si trovano, si difendono, si imitano... un vero spettacolo! Nati in circostanze così diverse a quattro anni di distanza e a 15 mila chilometri di distanza, eppure così assolutamente fratelli anche nei rari episodi di gelosia e di litigio.

Non ho provato cosa significa amare un figlio biologico, un figlio che ci assomigli così tanto da poterci specchiare in lui, un figlio che abbia le nostre caratteristiche genetiche, doti e difetti, ma so per certo che sarebbe impossibile provare per lui un amore più intenso di quello che provo per i miei due figli adottati, entrati così profondamente nella mia esistenza che mi sembra impossibile non aver vissuto insieme a loro sin dal primo minuto della loro vita.

La loro vita e la mia vita prima del nostro incontro esiste, lo sappiamo, ma per ora è in un cassettino, ci godiamo questa vita insieme, giorno per giorno, ora per ora. Quando vorranno chiedere, cercare, indagare sulla loro vita ante-incontro per lo stesso amore assoluto che provo adesso, io sarò lì per aiutarli e sostenerli.

martedì 31 marzo 2015

Perché si critica l'eterologa?



Qualcuno ha chiesto "perché tutte le considerazioni poco lusinghiere (se non negative) del mondo delle adozioni nei confronti della procreazione assistita eterologa?"

I motivi sono molti e oggettivamente indipendenti dalle convinzioni etico-morali della questione eterologa. Quindi innanzi tutto non riduciamo tutto a un confronto ideologico, ma cerchiamo di essere logici.

L'adozione è difficile
  • quella nazionale per il numero esiguo di bambini rispetto alle coppie che si rendono disponibili 
  • quella internazionale per i costi che sono aumentati moltissimo (negli ultimi 10 anni quasi raddoppiati perché se in Italia c'è deflazione, nei paesi emergenti c'è inflazione (ad esempio)

L'adozione è lunga e complessa.
  • Alla coppia è richiesto un lungo percorso di maturazione verso l'accoglienza di un figlio "diverso da sè" e considerando le risorse quasi nulle destinate all'adozione si lavora molto sulla coppia prima, perché, dopo, il post adozione pubblico è inesistente e le difficoltà con minori sempre più grandi e/o difficili è lasciata alle risorse dei genitori.
  • I tempi di attesa non sono solo lunghi ma soprattutto incerti, le assenza dal lavoro in tempi di crisi e l'esborso di denaro in tempi di crisi sono ostacoli non trascurabili.
  • Si deve considerare anche la necessità di ritagliare altri tempi e risorse indefinibili successivi all'adozione per curare l'inserimento in famiglia e nel nuovo contesto ed eventuali "problemi" del figlio
Alla luce anche solo di questi pochi punti, risulta chiaro che risulti disarmante vedere come sia (virtualmente) facile cercare un figlio affidandosi alla procreazione assistita eterologa che è gratis o costa estremamente meno, che non richiede preparazione, maturazione, idoneità, che garantisce un figlio neonato e quindi senza i problemi tipici dei figli adottivi non più piccoli (6 anni di media); è disarmante come lo stato possa trovare le risorse per questo e negare servizi post-adozione all'altezza per aiutare le famiglie adottive (e non stiamo parlando dell'eresia di avere l'adozione gratis, cosa a quanto pare utopistica e impossibile); è disarmante quanto i servizi sociali e i tribunali per i minorenni siano ossessivamente attenti, pignoli, indagatori verso la preparazione delle coppie adottive e come invece il sistema sia condiscendente verso chi adotta i gameti e si fa un figlio in pancia.

La nostra considerazione è che sarebbe necessario un ripensamento complessivo verso le risorse da destinare alla famiglia (nello specifico quella adottiva ma non solo) e che lo svantaggio sarà dei bambini abbandonati a cui saranno preferiti uno o due gameti congelati.

lunedì 3 novembre 2014

L’adozione come parte di una storia

L’adozione, la condizione di figlio adottivo, come è noto, non costituisce uno stato patologico, una sindrome genetica. I figli adottivi non sono malati, ma hanno conosciuto un dolore speciale. 
Il solo fatto di essere stato adottato non è motivo sufficiente per dover affrontare una psicoanalisi. 
L’essere stato adottato è una condizione particolare, un dato fondamentale, costitutivo della identità di una persona; così come l’essere rimasto orfano della madre al momento del parto, essere nato da una madre rimasta vedova poco prima o poco dopo la nascita del bambino, essere figlio di una coppia che, proprio in coincidenza e a motivo della sua nascita si separa in un clima burrascoso; essere l’unico sopravvissuto di un parto plurigemellare…
Ciascuna di queste vicende umane, e di infinite altre, è parte importante della storia particolare del bambino e della sua famiglia, e, insieme, anche ragione di una esperienza intima emotiva-affettiva-fantasmatica ineffabile. 
Mai le parole, da sole, riescono a rendere chiara e piena la profondità dei sentimenti più grandi. 
Nella esperienza umana, nelle fantasie che suscita, l’adozione, nel cosiddetto inconscio collettivo, è percepita spesso come una stranezza, qualcosa di inquietante, perfino di infamante da bisbigliare all’orecchio o da scagliare come un insulto (bastardo!); fonte di romanzi famigliari, circondata, specie in passato, da un alone di sospetto e di mistero sacrale, come nelle tragedie greche e nei miti ebraici. 
Se funziona, invece, è l’unica cura conosciuta dalla specie umana, e non solo, che sia efficace per alleviare e rendere tollerabile la perdita dei genitori, specie della madre e l’esperienza traumatica dell’abbandono quasi sempre vissuto come un essere scartati, buttati via, rifiutati, e di ignorare, forse per sempre, chi ti ha portato in grembo, ti ha messo al mondo, ti ha dato la vita, chi ti ha abbandonato e, soprattutto, perché. Quand’è che si può dire che l’adozione ha ‘funzionato’? 
Quando ha consolato e alleviato sofferenze, medicato ferite, ridato il gusto di vivere e il sentimento finalmente sicuro di essere stato cercato, amato, prediletto, raccolto là dove eri stato lasciato cadere; la consapevolezza di essere stato addirittura, ‘scelto’ come figlio desiderato e insostituibile; quando gesti e parole hanno toccato alla radice del dolore e lo hanno reso tollerabile, comprensibile.


Di Augusto Bonato (giudice onorario c/o TM di Milano) tratto da "Quaderni di Psicoterapia Infantile" (ed. Borla) 

martedì 21 ottobre 2014

La maggioranza silenziosa che non cerca...

Da più parti viene sottolineato che oltre a un diritto la ricerca delle origini è anche una necessità imprescindibile per i figli adottivi. Ma la realtà degli adottati corrisponde alle convinzioni delle associazioni, degli psicologi, degli operatori, dei giudici della consulta, ecc...?

Basterebbe analizzare i numeri, ma i numeri sono sconosciuti, per ovvi motivi di privacy e perché non esiste nessun osservatorio permanente che riguardi l'adozione che si estenda oltre al primo anno post adozione, perché ci sono solamente state delle ricerche puntuali sugli adottati in anni scorsi ormai piuttosto lontani. Sulla ricerca delle origini, quasi nulla.

Ma quanti sono gli adottati in Italia?

Nemmeno questo dato è sicuro, ma possiamo raccogliere qualche dato parziale (da ISTAT, CAI, sito del ministero di giustizia) e fare qualche ipotesi:

Nel periodo 1993-1999:
  • le adozioni internazionali sono state 15262;
  • le adozioni nazionali sono state 6467;
per un totale di 21729. Le nostre stime indicano che sia ragionevole che più di 20mila di questi adottati sia ormai maggiorenne.

Nel periodo 2000-2013:
  • le adozioni internazionali sono state 42048;
  • le adozioni nazionali non si sa per certo, ma si attestano (per difetto) a circa un migliaio all'anno (1150 nel 2005, 1131 nel 2006) quindi ipotizziamo che siano state oltre 15000.
il totale dal 1993 al 2013, quindi, dovrebbe essere all'incirca di quasi 78mila adottati. Basandoci sulle percentuali riguardanti le fasce di età all'adozione, supponiamo che tra loro i maggiorenni siano 25mila. 

Questo dato riguarda l'ultimo ventennio in cui c'è stato un notevole incremento delle adozioni internazionali (anche se negli ultimi due anni la tendenza si è ridimensionata drasticamente) e forse un piccolo incremento di quelle nazionali. 

Negli anni precedenti al '93 è probabile che il numero delle adozioni nazionali e internazionali non superasse le 2500 unità annue complessive; ma ormai questi adottati sono adulti nella totalità. Partendo proiettivamente dai dati del 1993-1995, si può ipotizzare che complessivamente dal decennio 1983-1993 provengano dai 20 ai 25mila adottivi adulti che porterebbero il totale degli ultimi 30 anni a 50mila persone.

Si tratta di un numero ragguardevole di persone.

Allora ci chiediamo perché sia così esiguo il numero degli adottati adulti che partecipano agli incontri, ai gruppi di discussione, che si riuniscono in associazioni che riguardano la ricerca delle origini?

La risposta più ovvia suggeritaci da alcuni adottati ormai adulti è che non sono interessati all'argomento, che hanno improntato la loro esistenza rivolgendosi più al futuro che al passato che solo in parte conoscono. "Considero i miei genitori d'origine degli sconosciuti e non mi interessa cercarli." dice Giovanna; "Ho visitato il mio paese d'origine e l'ho considerato non diversamente da altri paesi che ho visto per turismo." è una frase buttata lì da Sara (ormai madre) e ben descrive lo stato d'animo di altre persone appartenenti alla maggioranza degli adottati adulti che non sente la necessità di cercare per forza un lontano passato.

Questo diffuso ed evidente disinteresse per i legami di sangue, però non deve giustificare qualsiasi azione che ostacoli la possibilità della ricerca delle origini, che secondo noi è un diritto imprescindibile degli adottati (almeno per la minoranza che ne sente la necessità), deve solo ricordare a chi ne fa una bandiera, che in realtà è una bandierina; deve ricordare a chi la volesse sfruttare come format televisivo che sarebbe meglio soprassedere; deve ricordare a tutta la società civile non adottata qual'è la realtà dei fatti: per la vita di un adottato la presenza dei genitori adottivi è stata e rimane una necessità, la conoscenza dei genitori d'origine (nonostante la funzione biologica) è opzionale.








giovedì 16 gennaio 2014

Ricerca delle origini e segretezza del parto

Ricevuta via email e degna di attenzione a prescindere dalle proprie opinioni in merito...

Gent.mi,
Portiamo a Vostra conoscenza la nota “Richiesta di ritiro urgente delle proposte di legge n. 784 e 1874, la cui approvazione provocherebbe conseguenze nefaste a numerose persone, soprattutto donne”  inviata nei giorni scorsi dal Csa (Coordinamento sanità e assistenza fra i movimenti di base) ai vari Firmatari delle proposte di legge succitate attualmente in discussione in  Commissione Giustizia della Camera dei Deputati.

Da: Fondazione promozione sociale [mailto:info@fondazionepromozionesociale.it]
Inviato: martedì 7 gennaio 2014 16:02
Oggetto: Richiesta di ritiro urgente delle proposte di legge n. 784 e 1874

CSA - Coordinamento Sanità e Assistenza fra i movimenti di base
10124 TORINO - Via Artisti, 36 - Tel. 011-812.44.69 - Fax 011-812.25.95
e-mail:
info@fondazionepromozionesociale.it - www.fondazionepromozionesociale.it
Funziona ininterrottamente dal 1970                                                                           
C.F.  97560130011
_______________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________

- Egr. On. Luisa Bossa, Delia Murer, Ileana Argentin e Daniela Sbrollini (proposta di legge n. 784)
- Egr. On.li Michela Marzano, Chiara Gribaudo, Giuseppe Guerini, Lorenzo Guerini, Mauro Guerra, Maria Iacono, Vanna Iori, Francesco Laforgia, Simona Flavia Malpezzi, Giovanna Martelli, Pierdomenico Martino, Alessia Morani, Edoardo Nesi, Valentina Paris, Luca Pastorino, Alessia Rotta, Simonetta Rubinato, Veronica Tentori, Irene Tinagli (proposta di legge n. 1874)

OGGETTO: Richiesta di ritiro urgente delle proposte di legge n. 784 e 1874, la cui approvazione provocherebbe conseguenze nefaste a numerose persone, soprattutto donne.

Il Csa (Coordinamento sanità e assistenza fra i movimenti di base) al quale aderiscono le organizzazioni sotto elencate, e la Fondazione promozione sociale onlus che operano ininterrottamente, rispettivamente dal 1970 e dal 2003, per la tutela delle esigenze e dei diritti delle persone non in grado di autodifendersi (bambini privi di adeguato sostegno familiare, soggetti con handicap intellettivo in situazione di gravità, anziani malati cronici non autosufficienti, persone colpite dal morbo di Alzheimer o da altre forme di demenze senile, ecc.) chiedono alle S.V. di voler ritirare con la massima urgenza le proposte di legge n. 784 e 1874  per i seguenti motivi:

1. lo Stato non può rinnegare il solenne impegno assunto con varie leggi nelle quali ha precisato che le generalità delle donne che non avevano riconosciuto i loro nati potevano essere segnalate solo dopo cento anni e soltanto «a chi vi abbia interesse» (articolo 93, comma 2 del decreto legislativo 196/2003);

2. non è assolutamente fattibile l’interpello della donna che non ha riconosciuto il proprio nato «con la massima riservatezza» come ha stabilito la sentenza della Corte costituzionale n. 278/2013. Infatti le richieste dei figli adottivi di conoscere le donne che li hanno generati sono inevitabilmente prese in esame da un numero assai elevato di persone:  i giudici ed i cancellieri ai quali si rivolge l’interessato, i responsabili dei reparti maternità e gli addetti alla conservazione del plico in cui sono indicate le generalità della donna e del neonato, il personale dell’anagrafe tributaria nazionale incaricato di individuare gli attuali indirizzi delle donne, gli altri giudici e cancellieri (è assai probabile che le donne non abitino più nelle città in cui hanno partorito)  incaricati di contattarle. Inoltre le lettere di convocazione, indirizzate (su carta intesta del Tribunale o della Procura per i minorenni o da altro ente) alle donne per verificare la loro disponibilità ad incontrare i propri nati, possono molto facilmente essere aperte dai familiari della donna;

3. le richieste da parte dei figli adottivi di ricercare le donne che li hanno generati possono essere inoltrate non solo per fini amichevoli, ma anche per ricatti, denigrazioni e altre violenze. Al riguardo si fa presente che purtroppo vi sono anche figli adottivi che non ammettono il valore estremamente positivo del non riconoscimento da parte delle donne che assumono detta decisione in quanto consapevoli di non essere in grado di fornire ai loro nati le prestazioni occorrenti per il loro corretto allevamento ed una adeguata formazione. 

Di conseguenza non si possono escludere atti violenti dei figli adottivi nei confronti delle donne che li hanno generati.
Inoltre allarmanti e devastanti conseguenze sono destinate inevitabilmente a coinvolgere anche i componenti dei nuclei familiari costituiti successivamente dalle donne (coniugi, figli, nipoti, altri parenti), nonché gli altri congiunti (genitori, fratelli e sorelle). Occorre dunque riconoscere che la ricerca delle donne che non hanno riconosciuto i loro nati può essere causa di violenze non solo nei loro confronti ma anche nei riguardi dei loro nuclei familiari. 

Al riguardo ricordiamo che nell’articolo “Il desiderio di conoscere le proprie origini: un nuovo diritto?” pubblicato sul n. 103, 1993 della nostra rivista Prospettive assistenziali, Alfredo Carlo Moro (Consigliere di Cassazione è stato Presidente del Tribunale per i minorenni di Roma e dell’Associazione dei giudici minorili. Ha presieduto l’Associazione italiana per la prevenzione dell’abuso all’infanzia. Ha pubblicato, fra gli altri, il libro “L’adozione speciale” edito da Giuffrè. Di particolare importanza la sua appendice “La famiglia come bisogno fondamentale del bambino” al volume di Neera Fallaci, “Di mamma non ce n’è una sola – Voci di figli adottivi che raccontano la loro storia”) aveva segnalato che «l’esperienza dell’adozione ordinaria degli anni cinquanta, con la possibilità di ritorni dei genitori biologici, ci dice che ricatti economici sulla famiglia adottiva erano frequentissimi e assai pesanti, che interventi disturbanti sul ragazzo e sulla famiglia erano all’ordine del giorno, che molti ragazzi uscivano del tutto distrutti da queste esperienze».
Analoghe situazioni si erano verificate anche nei casi in cui i figli adottivi avevano rintracciato i loro genitori d’origine. Si ricorda che in base alla legge sull’adozione ordinaria non venivano interrotti i rapporti giuridici fra gli adottati ed i loro genitori d’origine, come invece è giustamente previsto dall’adozione legittimante;

4. i figli adottivi dovrebbero tenere presente che le donne che li hanno generati non solo hanno agito nel pieno rispetto delle leggi vigenti, ma soprattutto non hanno messo in pericolo la loro esistenza non abbandonandoli (come purtroppo numerose persone ancora affermano sia avvenuto per i neonati non riconosciuti senza tener conto della realtà) avendoli immediatamente affidati alle istituzioni preposte (enti sanitari, servizi sociali e Tribunali per i minorenni) affinché provvedessero tempestivamente a inserirli presso con idonee famiglie adottive.

Le decisioni del non riconoscimento sono state altamente positive in quanto hanno consentito dal 1967 ad oggi ad oltre 20mila neonati di nascere in strutture sanitarie idonee. Inoltre l’immediato loro affidamento alle istituzioni pubbliche preposte ha consentito a detti neonati di non subire le nefaste conseguenze del ricovero in istituto, come avviene purtroppo nei casi di riconoscimento da parte di coloro che non sono in grado di provvedere al loro allevamento diretto e alla loro educazione e istruzione.
Ne consegue che i neonati non riconosciuti e adottati dovrebbero avere sentimenti di riconoscenza nei riguardi delle donne che li hanno generati e che hanno scelto di non riconoscerli per consentire loro di poter crescere circondati dall’affetto e dalla protezione di normali famiglie.
Inoltre i figli adottivi dovrebbero tenere presente che l’adozione è una seconda nascita, che non annulla certamente la prima, equiparabile, come aveva affermato il dotto giurista Salvatore Lener su Civiltà cattolica, ad un innesto. Infatti se si procede, ad esempio, all’innesto di un pesco su un susino o su un mandorlo, i frutti, belli o brutti, buoni o cattivi, sono sempre e solo pesche, allo stesso modo di quando le radici sono di pesco. Poiché analoga è la situazione che si verifica con l’adozione, sarebbe necessario approfondire il vero significato e il reale ruolo delle radici di ognuno di noi.
Infatti l’essenza della filiazione e della genitorialità è costituita dai rapporti affettivi e reciprocamente formativi che si sono instaurati tra i figli (biologici o adottivi) ed i loro genitori (biologici o adottivi). 

Pertanto se il Parlamento non intende rinnegare gli impegni assunti dalle leggi con le donne che non hanno riconosciuto i loro nati, cambiamenti in merito possono essere disposti solo per le donne che partoriranno dopo l’approvazione della nuova legge;

5. dalle notizie in nostro possesso risulta che le richieste di conoscere le donne che li hanno partoriti sono presentate da una assai esigua minoranza di figli adottivi (a nostra conoscenza poche decine) di fronte agli altri 140mila fanciulli adottati, di cui oltre 20mila non riconosciuti.

Ciò premesso evidenziamo altresì che l’approvazione delle proposte da Voi presentate non garantendo più l’assoluto segreto del parto, creerà difficoltà devastanti alle donne che non intendono abortire e che nello stesso tempo sono consapevoli di non essere in grado di fornire le occorrenti inderogabili prestazioni ai loro nati.
Mentre riteniamo corretta l’accettazione delle decisioni delle donne che ricorrono all’aborto, riteniamo altrettanto corretto il rispetto della scelta delle partorienti che vogliano portate a termine la gravidanza e nello stesso tempo non intendono riconoscere i loro nati.
Ne consegue che le attuali disposizioni di legge non dovrebbero essere modificate per tutte le donne che non hanno riconosciuto i loro nati prima dell’entrata in vigore delle nuove norme.

Pertanto, in base alle considerazioni sopra esposte Vi chiediamo di ritirare con la massima urgenza la proposta di legge in oggetto.
Restiamo a disposizione e nel ringraziarVi per l’attenzione porgiamo cordiali saluti.
Maria Grazia Breda e Francesco Santanera           

Attualmente fanno parte del Csa le seguenti organizzazioni: Associazione Geaph, Genitori e amici dei portatori di handicap di Sangano (To); Agafh, Associazione genitori di adulti e fanciulli handicappati di Orbassano (To); Aias, Associazione italiana assistenza spastici, sezione di Torino; Associazione “La Scintilla” di Collegno-Grugliasco (To); Associazione nazionale famiglie adottive e affidatarie, Torino; Associazione “Odissea 33” di Chivasso (To); Associazione “Oltre il Ponte” di Lanzo Torinese (To); Associazione “Prader Willi”, sezione di Torino; Aps, Associazione promozione sociale, Torino; Asvad, Associazione solidarietà e volontariato a domicilio, Torino; Associazione tutori volontari, Torino; Cogeha, Collettivo genitori dei portatori di handicap, Settimo Torinese (To); Comitato per l’integrazione scolastica, Torino; Ggl, Gruppo genitori per il diritto al lavoro delle persone con handicap intellettivo, Torino; Grh, Genitori ragazzi handicappati di Venaria-Druento (To); Gruppo inserimento sociale handicappati di Ciriè (To); Ulces, Unione per la lotta contro l’emarginazione sociale, Torino; Utim, Unione per la tutela delle persone con disabilità intellettiva, Torino.